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​Aleppo cerca di tornare alla normalità

· ​Mosca annuncia la cessazione delle ostilità ·

Abitanti di Aleppo tra le macerie causate dai bombardamenti (Reuters)

La Russia ha annunciato una cessazione delle ostilità di 48 ore ad Aleppo. In tal modo, il Cremlino ha voluto rispondere all’appello del segretario di Stato americano, John Kerry, che ha chiesto di raggiungere «una vera cessazione delle ostilità» in Siria. «Su iniziativa della Russia — si legge in un comunicato del ministero della Difesa di Mosca diffuso ieri a tarda sera — la cessazione delle ostilità è entrata in vigore ad Aleppo per 48 ore a partire da mezzanotte, allo scopo di ridurre il livello di violenza armata e stabilizzare la situazione». Come detto, la decisione di Mosca è arrivata dopo che, qualche ora prima, da Oslo, Kerry aveva sottolineato come «la cessazione delle ostilità fosse fragile e minacciata» in molte zone del Paese e fosse dunque «cruciale instaurare una vera tregua». La Russia — aveva detto il capo della diplomazia di Washington — «deve capire che la nostra pazienza non è infinita e infatti è molto limitata per quanto riguarda il fatto se Assad debba essere considerato o meno responsabile» di violenze. Russia e Stati Uniti sono in un profondo disaccordo sul ruolo del presidente Assad. Mentre Washington non riconosce la legittimità del leader siriano, chiedendo che non faccia in alcun modo parte di un futuro Esecutivo, Mosca lo considera invece un alleato fondamentale per far fronte alla minaccia terroristica rappresentata non solo dal cosiddetto Stato islamico (Is), ma anche dal Fronte Al Nusra, più vicino ad Qaeda. 

La cessazione delle ostilità — come ha sottolineato Kerry — è essenziale soprattutto a causa della drammatica situazione umanitaria in Siria, con migliaia di civili costretti alla fuga a causa dei combattimenti. E questo soprattutto ad Aleppo e nelle regioni settentrionali al confine con la Turchia, dove anche ieri si sono registrati pesanti combattimenti non solo tra governativi leali ad Assad e ribelli, ma anche tra governativi e gruppi di jihadisti legati all’Is. E anche la Turchia, ovviamente, interviene spesso a causa dei continui sconfinamenti: ieri almeno dieci jihadisti dell’Is — secondo la stampa — sono stati uccisi da bombardamenti dell’artiglieria turca.

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