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Aleppo allo stremo

· L’Onu chiede di aprire un corridoio umanitario per fornire aiuti agli oltre trecentomila civili intrappolati negli scontri ·

Ankara si dice pronta a normalizzare i rapporti con Damasco per fermare l’Is

La guerra in Siria non conosce tregua. Aleppo, uno degli epicentri del conflitto, è ogni giorno dilaniata da bombardamenti e scontri tra i soldati governativi leali al presidente Assad e i ribelli. A fronte di questa situazione, le Nazioni Unite hanno lanciato ieri un allarme, chiedendo l’immediata apertura di un corridoio umanitario che possa consentire l’arrivo di aiuti agli oltre 300.000 civili intrappolati. 

Nel corso di un incontro con la stampa a Ginevra, la portavoce delle Nazioni Unite, Alessandra Vellucci, ha spiegato che negli ultimi giorni si è assistito a un’intensificazione delle ostilità tra le forze governative e i gruppi ribelli. Questi hanno di fatto tagliato le vie di comunicazione con la popolazione civile, che manca di tutto. Nella città scarseggiano infatti generi alimentari, medicinali, assistenza medica. Più volte nelle scorse settimane l’Onu ha cercato di far arrivare aiuti, ma senza successo. La breve tregua decisa dal Governo di Assad ha retto poco e ha permesso ai convogli umanitari di raggiungere solo alcune città del Paese, ma non tutte. E di certo, non le zone più critiche ad Aleppo. Per quanto riguarda il dialogo politico sulla crisi siriana, si registra oggi un importante sviluppo nei rapporti tra Russia e Turchia. «Abbiamo normalizzato le nostre relazioni con Israele e la Russia. Sono certo che torneremo a relazioni normali anche con la Siria» ha detto il premier turco, Binali Yıldırım, citato dall’agenzia statale Anadolu, sostenendo che «per un successo nella lotta al terrorismo occorre stabilizzare la Siria e l’Iraq». Il ministro dello Sviluppo economico russo, Aleksiei Uliukaiev, e il ministro dell’Economia turco, Nihat Zeybekci, si incontreranno a Mosca il 27 luglio.

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