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Alberto Etico, simbolo di dialogo
e di integrazione nel centro di Roma

· ​Punti di resistenza ·

È un albergo davvero speciale quello situato a Roma, nel quartiere Flaminio, poco distante da piazza del Popolo. Non perché la palazzina d’epoca che lo ospita è bella ed elegante e, per di più, in una zona centrale della città, ma perché gran parte del personale è composto da persone con disabilità. E anche perché si tratta di un’iniziativa totalmente no-profit. L’Albergo Etico, infatti, tolte le spese di gestione e i debiti di avviamento, destina gli eventuali utili ad associazioni che si occupano di disabilità. L’ideatore è Antonio Pelosi, 45 anni, figlio d’arte, in quanto viene da una famiglia di antica tradizione alberghiera, e la storia di come e perché è arrivato a realizzare questa meritoria impresa vale la pena di essere raccontata. 

Alcuni membri del personale dell’Albergo Etico

Dopo la maturità, il giovane Antonio, pur avendo una comoda attività lavorativa in tasca, decide di iscriversi a Ingegneria elettronica. Prende un master alla Bocconi, a Milano, in Gestione d’impresa e, a quel punto, torna a casa. Forte delle nuove competenze acquisite, inizia a lavorare nell’azienda di famiglia. Nel tempo libero, fa attività di volontariato alla Caritas. «Andava tutto bene, mi divertivo. Poi, un giorno, la mia vita ha ricevuto una brusca e improvvisa sterzata», racconta. Nel 2007, Antonio, allora trentatreenne, ha un grave incidente con la moto e rimane in coma per tre settimane. Dopo la degenza in ospedale, comincia una lunga e dolorosa riabilitazione all’ospedale Santa Lucia. «Non riuscivo a parlare, a camminare, a scrivere, e avevo perso la memoria e l’equilibrio. In un istante ero passato dall’avere tutto al non avere più niente». Del periodo di terapia riabilitativa ricorda i momenti positivi: «Ogni piccola conquista mi dava un’emozione fortissima». Dopo dieci mesi dall’incidente, decide di dedicarsi, ancora più assiduamente di prima, al volontariato. Vicino al Santa Lucia c’è Casa Dago, un luogo dove i pazienti post comatosi sono ospitati, per permettere loro di seguire i programmi riabilitativi in regime di day hospital presso istituti specializzati. «Ho pensato di dedicarmi a loro, a chi aveva avuto il mio stesso problema, per dare la testimonianza che ce la si poteva fare. Capivo bene lo sgomento, la sofferenza e le difficoltà di chi era in quella situazione e sentivo di poter essere d’aiuto. Non ero ancora rientrato nella “normalità” ma proprio questo mi rendeva credibile nei confronti di chi stava seguendo il mio stesso percorso». Parallelamente, Antonio riprende l’attività lavorativa, ma non è facile. «Oltre alle funzioni perdute, ho dovuto riacquistare anche l’autostima. Avevo vergogna a parlare, perché l’eloquio non era fluido come un tempo, e quando scrivevo un’e-mail, la facevo controllare, perché avevo paura di sbagliare. Ma mi sentivo fortunato ad avere un lavoro in cui poter esprimermi e che mi garantiva la sopravvivenza. Così, ho pensato che anche i ragazzi di Casa Dago dovevano avere questa opportunità e ho cominciato a elaborare il progetto». Antonio prende in affitto la palazzina dei primi del ‘900 di via Pisanelli, di proprietà delle suore Rossello, e riceve preziosi consigli e utili informazioni dall’Albergo Etico di Asti, che ha caratteristiche simili. Un finanziamento della banca Unicredit, la collaborazione gratuita di architetti, avvocati e altri professionisti, conquistati dall’idea, oltreché l’appoggio incondizionato della famiglia, danno, infine, concretezza all’iniziativa. L’edificio viene completamente ristrutturato e l’hotel apre i battenti il 28 dicembre 2018. La struttura ricettiva, che si sviluppa su tre piani, dispone di 18 stanze, elegantemente arredate, un giardino, un grande terrazzo, una sala conferenze e un ristorante, che entrerà in funzione a giorni. Il personale è composto, per lo più, da persone con disabilità, intellettive, fisiche, relazionali o sensoriali. Affiancate da professionisti del settore, hanno la possibilità di imparare un mestiere, per poterlo poi esportare altrove. Perché questo non è solo un albergo, ma anche una scuola. «L’ambizione è dare a ciascuno il lavoro più consono alle sue abilità per fargli acquisire autonomia e professionalità. I ragazzi devono abbandonare la convinzione di essere diversi e integrarsi nel mondo lavorativo, al pari di tutti gli altri». Per ora sono dieci ma il numero sarà integrato nel momento in cui l’albergo sarà in piena attività. Pelosi ha molte iniziative in cantiere: un car sharing con macchine elettriche, una scuola di musica, mostre d’arte, coworking. Tutti servizi aperti al pubblico. «Sì, perché l’obiettivo è quello di fare di questo posto un luogo d’integrazione, di scambio, di partecipazione, aperto, oltre che ai turisti, a tutti i cittadini. Un posto in cui sperimentare la diversità. Oltre a quelle architettoniche, vogliamo abbattere anche le barriere culturali».
Lorenzo ha 27 anni. Elegante, in giacca nera e cravatta, lavora alla reception. Dieci anni fa, mentre si trovava in Olanda, ha avuto un incidente in cui ha battuto violentemente la testa. È entrato in coma ed è stato ricoverato per un mese in un ospedale del paese. Tornato a Roma, è stato per due anni al Santa Lucia, fra ricovero e day hospital. «Non parlavo, non mi muovevo. Sono stato nove mesi sulla carrozzina. Ho preso il diploma che ero ancora ricoverato, grazie a due insegnanti di sostegno. A Casa Dago ho conosciuto Antonio, che mi ha messo subito a parte del progetto. Questo è il primo lavoro della mia vita e sono contento. Sto imparando un mestiere».
Il suo tutor è Gianfranco Carocci, da 42 anni nel settore alberghiero. Gianfranco non aveva mai lavorato con persone con disabilità ma quando Pelosi l’ha coinvolto, ha cominciato a fare volontariato a Casa Dago. Ha parlato molto anche con i genitori dei ragazzi per capire meglio come rapportarsi con loro. «Dal primo incontro, ho detto ai ragazzi che li avrei trattati come chiunque altro, dando loro la possibilità di dimostrare quello che valgono. Questo hotel si pone allo stesso livello degli altri, a Roma, e, per essere competitivi, la professionalità è importante».
Massimiliano, 40 anni, è addetto alla pulizia delle camere. Il suo sogno è quello di andare a lavorare al Parco dei Principi, l’hotel dove ha frequentato il corso di formazione e che gli è rimasto nel cuore. «È bellissimo. Lì ci fanno anche i matrimoni». È allegro e parla scherzosamente delle sue avventure sentimentali con la sua “capa”, Fiorella Rocchi, caposervizio ai piani.
Fiorella lavora da 25 anni negli alberghi della famiglia Pelosi. Conosce bene il mestiere ma questa è un’esperienza nuova per lei. «Ho fatto anch’io il corso di formazione con loro e ho imparato a conoscerli. Sono venuta qui con animo sereno. Non è facile, ci vuole pazienza, ma c’è uno scambio reciproco. Stiamo crescendo insieme».

di Marina Piccone

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