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Albano accoglie il Papa con la carità

· A colloquio con il vescovo Marcello Semeraro ·

L’evangelizzazione ad Albano si compie attraverso opere di carità. In primo luogo, cercando di andare incontro alle sfide che la società attuale crea: come il disagio e la sofferenza di tanti padri separati che non avendo più la casa sono costretti a dormire in un’automobile senza avere la possibilità di stare con i figli; ma anche il dramma di tante famiglie che quando trovano accoglienza sono costrette a dividersi in varie strutture. Senza tralasciare mai l’aspetto spirituale, con l’apertura di una Casa del discernimento.

Bozzetto del murale realizzato da Mauro Pallotta (MauPal) in occasione della visita del Papa

La diocesi suburbicaria ha messo queste iniziative tra le priorità in agenda e le presenta a Papa Francesco durante la visita in programma sabato 21 settembre, come spiega in questa intervista all’Osservatore Romano il vescovo Marcello Semeraro.

Com’è nata l’idea della visita del Pontefice?

È sorta mesi fa durante un discorso confidenziale con il Papa. Anche il giorno scelto del 21 settembre è significativo. È una data vocazionalmente importante per Bergoglio. Infatti, nel cartiglio che c’è sotto il suo stemma si legge: Miserando atque eligendo. È un fatto inusuale che questo cartiglio sia inserito nello stemma, perché gli altri Papi avevano un motto, ma non era collocato proprio nello stemma. In quel giorno, festa liturgica di san Matteo apostolo, Bergoglio ha sentito la chiamata del Signore. Ha percepito la vocazione. Nel colloquio avuto con lui ho ricordato che in quella data nel 2008 Benedetto XVI era venuto ad Albano per dedicare il rinnovato altare maggiore del nostro duomo. In quell’occasione, venne inaugurata anche la cattedra episcopale. Da quel periodo la chiesa è stata interessata da alcuni lavori che adesso sono terminati. Ho spiegato a Francesco che mi sarebbe piaciuto festeggiare la conclusione del restauro e ricordare l’anniversario della dedicazione con la sua presenza. Oltretutto, è la vigilia della domenica della dedicazione. Nelle cattedrali antiche, come quella di Albano che è del iv secolo, la data è convenzionale, perché spesso non ci sono documenti. Fino a qualche anno fa, infatti, questa ricorrenza si celebrava nel mese di agosto. Io l’ho spostata alla domenica più vicina al 21 settembre, giorno in cui Papa Ratzinger ha dedicato l’altare. In questo modo, è diventata la giornata della Chiesa diocesana e l’inizio dell’anno pastorale.

Quali principi ispirano la pastorale della Chiesa locale?

La nostra Chiesa sta portando avanti un cammino su alcuni temi che risalgono al 2008: in primo luogo stiamo cercando di concentrarci sull’evangelizzazione. Quando Francesco nel 2013 ha pubblicato l’esortazione apostolica Evangelii gaudium abbiamo riconfermato la nostra scelta e trovato nuovi stimoli per andare avanti. Ricordo anche che il Papa nel 2014, in un incontro al Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, sottolineò che questa esortazione apostolica era il programma del pontificato. Lo stesso concetto lo ha ripetuto a Firenze nel 2015 parlando al convegno della Chiesa italiana, invitando ogni diocesi, parrocchia e comunità ad approfondire l’Evangelii gaudium. Noi come Chiesa locale già lavoravamo intorno a un progetto che io chiamo pastorale generativa, cioè una che non si occupa di fare delle cose, ma di far nascere qualcosa. Le indicazioni dell’Evangelii gaudium ci hanno incoraggiati.

Il cammino diocesano si traduce in opere concrete?

Quando il Papa nel luglio 2016 è stato in Polonia per la Gmg, incontrando i gesuiti ha detto che la Chiesa del terzo millennio doveva essere la Chiesa del discernimento, e nel nostro cammino stavamo puntando proprio sul discernimento. Questo ci ha aiutato nel proseguire le riflessioni. Infatti, il Papa che parla del discernimento come impegno della Chiesa e della conversione missionaria è per noi un incoraggiamento ad andare avanti su questa linea. Un’altra cosa che vorrei incoraggiasse e rafforzasse il cammino sono alcune iniziative particolari. In tutte le diocesi c’è l’attività della Caritas. A questo proposito, ci stiamo muovendo in direzioni specifiche. Innanzitutto, sull’accoglienza delle famiglie in difficoltà. Infatti, le nostre strutture non ospitano solo indigenti, ma nuclei famigliari interi. Credo che questo sia un caso unico nel Lazio. Tanto che alcune famiglie ospiti vengono anche da Roma. Normalmente, nelle altre case di accoglienza per ovvie ragioni fanno distinzione tra mamme e papà. Nel nostro caso, invece, con uno sforzo in più, abbiamo voluto accogliere la famiglia nel suo insieme.

L’evangelizzazione porta quindi alla carità?

Stiamo facendo nuove esperienze di solidarietà sostenute dalla Caritas diocesana, quindi grazie alla Cei attraverso l’8 per mille. Nell’anno santo della Misericordia ebbi l’idea di rispondere a un altro bisogno. Dalla finestra dello studio della curia al mattino nella strada vedevo persone che scendevano dall’automobile con in mano delle buste di plastica e andavano alla Caritas. Mi chiedevo perché mai queste persone che dispongono di una macchina, quindi, all’apparenza non indigenti, si rivolgevano alle docce della Caritas? Gli operatori mi hanno spiegato che si tratta di papà separati che non hanno più la casa e dormono in auto. Ho chiesto allora di fare qualcosa. Sono già tre anni che abbiamo creato una casa per questi papà che in pratica sono separati non solo dalle mogli, ma anche dai figli, perché il loro disagio è di non poter stare con questi ultimi. Ci sono venute in aiuto le pie discepole del Divin Maestro che hanno messo a disposizione una loro struttura estiva sul mare a Tor San Lorenzo. Abbiamo fatto un comodato d’uso gratuito e nella ricorrenza delle stimmate di san Francesco d’Assisi, alcuni francescani del terz’ordine regolare hanno iniziato a gestire la casa. La guiderà fra Paolo Benatti, attuale provinciale che insegna anche teologia morale alla Pontificia università Gregoriana e ha tenuto dei corsi anche ad Anagni. Vorrei far notare che sebbene abbiamo del personale, servono delle figure maschili, perché anche nell’accoglienza dei senzatetto occorre qualcuno che sia robusto.

Vi sono altri progetti in corso?

Stiamo avviando altre due iniziative: una è la Casa del discernimento. Negli anni passati ho avuto contatti con dei gesuiti, i quali mi hanno chiesto che se avessimo avuto una struttura in diocesi adatta per tenere incontri, ritiri e conferenze, loro ne avrebbero preso la guida. Nell’ambito del seminario c’è un’abitazione, dove un tempo viveva il vescovo ausiliare. Da quando non c’è più l’ausiliare, l’abbiamo destinata all’accoglienza dei gruppi giovanili. Abbiamo pensato che quella era la scelta giusta. Dopo alcuni lavori di adattamento, adesso, nei fine settimana ospitiamo dei gesuiti che sono a disposizione per fare discernimento.

Anche l’altra iniziativa è in collaborazione con i gesuiti. Grazie a loro mi hanno mandato due religiose di due congregazioni differenti. Si è formata così una famiglia intercongregazionale per il supporto nella tutela dei minori e degli adulti vulnerabili. Una di queste suore era collaboratrice di padre Hans Zollner alla Pontificia università Gregoriana. A ottobre comincia un corso semestrale di specializzazione per sensibilizzare alla tutela dei minori e degli adulti vulnerabili. Inoltre le suore lavoreranno anche nella pastorale scolastica. Queste iniziative ci sono venute dalle indicazioni del Papa. Ho pensato, quindi, di presentare a lui quando viene in diocesi questi progetti per chiedere la sua benedizione. Anche la società civile è coinvolta in questi progetti. Quando sabato il Papa arriva in cattedrale, il sindaco gli consegna un rapporto sul volontariato della città di Albano e poi gli mostra il murale che sta davanti alla chiesa. È stato fatto in onore dell’enciclica Laudato si’.

di Nicola Gori

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23 ottobre 2019

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