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Al tramonto
del sole

Un suggestivo commento ebraico del sogno di Giacobbe sottolinea che per miracolo quel giorno il sole tramontò prima perché Dio ardeva dal desiderio di manifestarsi a chi era in cammino. Alla luce di questa antica interpretazione assume un significato profondo che proprio sul finire del giorno si sia svolto l’incontro nei giardini vaticani tra il vescovo di Roma, i presidenti israeliano e palestinese, il patriarca di Costantinopoli e rappresentanti delle tre fedi monoteiste. E in molti netta è stata la sensazione di assistere a un momento di svolta.

Svolta perché forte si è levata da donne e uomini di fede diverse un’invocazione di pace rivolta a una terra che è santa per miliardi di persone, ma più in generale per tutto il Medio oriente e per il mondo, dove non cessano le avidità, le ingiustizie, le ostilità, le guerre. Desiderata da mesi, questa triplice preghiera è anche un momento importante del dialogo, difficile ma irrinunciabile, tra israeliani e palestinesi, dialogo che nello stesso tempo è parte di quel «trialogo» tra ebrei, cristiani e musulmani evocato da Benedetto XVI per la Terra santa.

Da molto tempo Jorge Mario Bergoglio crede fermamente, come ha ripetuto ieri, nella «ricerca di ciò che unisce, per superare ciò che divide», in coerenza con la storia migliore dei tre monoteismi che si richiamano ad Abramo e con la lunga preparazione nel Novecento di molti pionieri di diverse fedi. In particolare, guardando al cattolicesimo degli ultimi decenni, una ricerca di amicizia tra le confessioni cristiane e tra le religioni che si fonda sulle aperture dei Papi del Vaticano ii e dei loro successori, che sempre hanno guardato a un futuro possibile e sperato.

Gli ostacoli su questo cammino impervio sono molti, in apparenza insormontabili. Da qui i toni realistici, che a volte sfiorano lo scetticismo, di alcuni commenti sui media internazionali. Sono gli stessi protagonisti a essere consapevoli delle difficoltà. Ma queste non sono decisive né devono avere l’ultima parola. Così pensano Francesco e i due amici, l’uno ebreo l’altro musulmano, che da anni in Argentina hanno lavorato con lui per il dialogo, che lo hanno accompagnato nel viaggio in Terra santa e che erano nei giardini vaticani. E di questo sono convinti i presidenti israeliano e palestinese, insieme al patriarca Bartolomeo, «mio fratello», ha ripetuto ancora il vescovo di Roma.

Quante divisioni ha il Papa? La celebre domanda torna ogni volta che la sua voce si leva di fronte alla potenza di questo mondo. Innumerevoli si potrebbe rispondere, come soltanto poco tempo fa ha dimostrato l’eco internazionale della giornata per la Siria e come ieri ha confermato Francesco, cioè «tantissime persone, appartenenti a diverse culture, patrie, lingue e religioni: persone che hanno pregato per questo incontro e che ora sono unite a noi nella stessa invocazione». Eccole, le divisioni del Papa.

Sostenuti da una preghiera davvero universale, Francesco, Shimon Peres, Mahmoud Abbas e Bartolomeo si sono così incamminati con sereno coraggio su una strada antica e sempre nuova. Ed è questa la via di Abramo che, secondo la parola dell’apostolo Paolo, credette «nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli».

g.m.v.

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22 agosto 2019

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