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Al telefono con Adele

È dalla periferia est di Milano, dove si vive ogni giorno l’eterno scontro tra abbandono, degrado e voglia di ricominciare, che Papa Francesco ha voluto iniziare la visita pastorale alla comunità ambrosiana, sabato mattina 25 marzo. Nel primo viaggio compiuto nel capoluogo lombardo, ha incontrato subito la gente che vive tra mille contraddizioni e difficoltà quotidiane, in un contesto segnato dallo spaccio di droga ma anche dalla meritoria opera di volontariato svolta dalla Caritas; una zona in cui gli stranieri, in grande maggioranza musulmani, sono quasi un quinto. E questa gente di periferia — per lo più anziani soli e immigrati, tra i quali tanti bambini (secondo stime recenti almeno tredicimila in città soffrono la fame) — lo ha accolto con gioia e con tanta speranza che le cose possono cambiare.

Il quartiere che si incontra dopo aver lasciato l’aeroporto di Linate per raggiungere il centro storico, è chiamato Case bianche, e le statistiche dicono che ci sono 477 alloggi destinati a ospitare un migliaio di persone. Molti appartamenti sono occupati. Gli edifici sono stati terminati alla fine degli anni settanta: venti palazzoni come se ne vedono tanti nelle metropoli di tutto il mondo. Quasi un pugno nello stomaco nel panorama cittadino. Mura ricoperte di scritte e di graffiti, dove il bianco ha lasciato spazio al grigio delle cadute di intonaco, alle macchie di umidità, all’inquinamento che non è solo esterno, ma endogeno, visto che questi fabbricati a nove piani sono foderati di amianto. Anche la statua della Madonna nel cortile della parrocchia di San Galdino, che si trova proprio davanti alle Case bianche, è vittima dello smog e del degrado: il manto azzurro è scolorito. Mentre all’altra Madonnina, esposta in una nicchia tra via Salomone e il parco Guido Galli — dove il Papa si è fermato — un vandalo ha tirato un sasso rompendo il vetro che la proteggeva.

In una bella mattinata di sole primaverile, dopo l’immancabile nebbia delle prime ore, il Pontefice ha voluto immergersi direttamente nella realtà quotidiana di tre famiglie: accompagnato dal parroco don Augusto Bonora, è salito al quarto piano del numero 38 per incontrare Dorotea (Dori) e Stefano (Lino) Pasquale di 57 e 59 anni. I due sono uniti civilmente da 38 anni. Lino ha alle spalle un passato da alcolista. Poi, ha subito un grave incidente le cui conseguenze sono state, tra le altre, l’epilessia. Dal 2013, purtroppo, è costretto a letto a causa di una perdita cognitiva importante. Dori non lo ha mai lasciato solo, assistendolo e curandolo. Da quando è infermo a letto, gli è rimasta vicino giorno e notte.

La seconda famiglia visitata dal Papa è stata quella di Mihoual Abdel Karim, con la moglie Hanane Tardane e i loro tre figli: Nada di 17 anni, Jinane di 10, e Mahmoud di 6. Abitano dal 2008 al secondo piano del numero 40 e sono originari del Marocco. Karim è giunto in Italia nel 1989 e sua moglie lo ha raggiunto nel 1997, dopo che si erano sposati l’anno prima a Marrakesh. Hanane insegna lingua araba nella scuola ospitata nella parrocchia. La famiglia ha preparato un rinfresco con dolcetti, frutta secca, datteri e un bicchiere di latte che il Papa ha sorseggiato. Il figlio più piccolo ha mostrato un disegnino fatto da lui in cui si vedono una chiesa, una moschea e tre bambini che giocano.

La terza famiglia è stata quella di Nuccio Oneta e Adele Agogini, rispettivamente di 82 e 81 anni. Sono sposati da 61 e abitano al terzo piano del civico 32. Hanno una figlia, Giovanna, di 51 anni. Nuccio ha lavorato per tanto tempo come fattorino. Purtroppo, i due anziani hanno problemi di salute: il marito ha dal 2006 un tumore alla gola che è stato bloccato grazie alla radioterapia; solo che, ultimamente, sembra si stia affacciando un nuovo fronte a livello polmonare. Adele, che è quasi cieca, è stata ricoverata tre giorni fa: desiderava tanto incontrare Francesco e così lui le ha telefonato. Attraverso uno smartphone il Pontefice le ha chiesto delle sue condizioni, l’ha incoraggiata ad andare avanti e le ha dato la benedizione.

Mentre il Papa stava visitando le famiglie, la folla che si era radunata per accoglierlo ha animato l’attesa con la preghiera e l’ascolto di meditazioni sui temi dell’incontro del Pontefice con le periferie, attraverso la lettura di alcuni suoi discorsi. Poi, quando Francesco è uscito sul piazzale delle Case bianche per salutare pubblicamente la cittadinanza, la gioia dei presenti è esplosa in un grande applauso. Una ragazza gli ha consegnato una stola prodotta dalla cooperativa sartoriale della comunità parrocchiale — indossata dal Pontefice che l’ha baciata al termine del discorso — e un bambino gli ha offerto la foto della Madonnina di San Galdino raffigurante l’immagine prima e dopo il restauro, avvenuto grazie al contributo dei fedeli. Tra gli altri doni presentatigli, anche un quaderno con i pensieri dei residenti. Particolarmente toccante il momento in cui il Pontefice ha benedetto il parroco emerito, don Sandro Sozzi, chiedendo poi all’anziano sacerdote ammalato di ricambiare la benedizione.

Sceso dal palco, Francesco è stato chiamato dai bambini che facevano festa da più di un’ora, si è avvicinato a loro e ha ricevuto in dono una rosa bianca. Infine, prima di salire sulla papamobile scoperta, si è fermato per fare una fotografia ricordo con i carabinieri impegnati a garantire la sicurezza.

Successivamente, il Papa si è diretto verso il cuore ecclesiale di Milano: il duomo, dove svetta la famosa Madonnina, simbolo della città e sua protettrice. La statua venne innalzata sulla guglia maggiore negli ultimi giorni del dicembre 1774. Francesco è giunto nel luogo più caro ai milanesi, sulla cui cattedra si sono succeduti lungo i secoli: sant’Ambrogio, san Galdino, san Carlo Borromeo, i beati Andrea Carlo Ferrari, Ildefonso Schuster e Giovanni Battista Montini; e poi ancora Giovanni Colombo e Carlo Maria Martini. Ad accogliere il Pontefice al suo ingresso nella cattedrale, i cardinali Ravasi, Coccopalmerio e Corti, gli ausiliari ambrosiani, i vescovi della Lombardia, l’arciprete e il capitolo metropolitano.

Nel duomo lo attendevano fin dalle prime ore del giorno tantissimi sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose, seminaristi e membri di istituti di vita consacrata. Il Papa si è recato nello Scurolo di San Carlo, dove ha sostato in adorazione davanti all’Eucaristia esposta sopra le reliquie dei santi Protasio e Gervasio e ha venerato quelle del santo vescovo Borromeo, deponendovi una rosa bianca. Al termine, ha salutato l’anziano cardinale Tettamanzi, arcivescovo emerito, e ha benedetto una statua della Madonna destinata all’ospedale dei bambini Vittore Buzzi. Quindi due monache benedettine del Santissimo Sacramento gli hanno donato un’icona.

Il cardinale Scola gli ha rivolto un breve saluto e poi il Papa ha risposto a tre domande rivoltegli rispettivamente da don Gabriele Gioia, responsabile della comunità pastorale San Maurizio e membro del consiglio presbiterale, da Roberto Crespi, diacono permanente dal 1990, collaboratore della comunità pastorale di Besozzo, e da suor Paola Paganoni, superiora generale delle orsoline di San Carlo e presidente dell’Unione superiore maggiori italiane della Lombardia.

Terminato il lungo dialogo, il Papa ha lasciato in dono un calice. E il cardinale Scola ha reso noto che l’arcidiocesi ricambierà attraverso l’acquisto di una cinquantina di appartamenti, che una volta ristrutturati, verranno destinati a famiglie bisognose di italiani e di immigrati. Le prime cinque, tra cui una egiziana, li riceveranno tra pochi giorni.

Dopo l’incontro, il Papa si è diretto verso il sagrato del duomo, dove, nella solennità dell’Annunciazione del Signore, ha recitato l’Angelus e ha benedetto i fedeli. Quindi, sempre in papamobile, ha raggiunto la casa circondariale di San Vittore, accompagnato dal cardinale Scola, per la prima visita di un Papa a questo carcere. Che non è penale, ma giudiziario: i reclusi, cioè, sono in attesa di giudizio e non stanno scontando una pena. Infatti, la permanenza media è tra i nove e i dodici mesi. La Chiesa locale è presente con due sacerdoti, un diacono, dieci suore e quattro seminaristi. Tutte le domeniche vengono celebrate quattro messe nei vari reparti e ogni settimana vengono promossi il rosario, la lectio divina o la liturgia eucaristica. I cappellani si occupano anche della pastorale della polizia penitenziaria.

Lungo il tragitto verso San Vittore, alcuni cuochi gli hanno offerto un risotto alla milanese. All’ingresso, in piazza Filangieri, il Pontefice è stato accolto da Luigi Pagano, provveditore regionale della Lombardia, da Gloria Manzelli, direttore del carcere, dal commissario capo Manuela Federico, e da don Marco Recalcati, cappellano. Appena entrato ha salutato i bambini, figli delle detenute, poi ha stretto le mani ai volontari, al personale dell’infermeria, della direzione e della polizia penitenziaria. Una volta giunto nell’area carceraria, ha incontrato nel primo raggio i detenuti del “clinico”, che ospita uomini con patologie tali da non permetterne la scarcerazione, e dove sono detenute anche le donne. Quindi, nella rotonda ha salutato personalmente gli altri presenti, centocinquanta persone circa, alle quali ha confidato: «Mi sento a casa». Un rappresentante degli uomini e una delle donne hanno letto una lettera preparata collettivamente nella quale hanno chiesto di pregare per loro perché i loro errori possano essere perdonati e la gente non li guardi con disprezzo. Il Pontefice, visibilmente emozionato, ha risposto che nessuno ha diritto di dire: «Merita di essere rinchiuso». E ha ripetuto che di fronte a un detenuto la cosa che gli viene da chiedersi è: «perché lui e non io?». Infine ha raccontato che in ognuno dei detenuti vede Gesù.

Francesco si è diretto poi verso il sesto raggio, dove ha incontrato alcuni detenuti nelle loro celle e alcuni “protetti”, quelli cioè che hanno commesso reati verso donne, bambini, anziani o appartenevano alle forze dell’ordine. Poi è passato nel quarto raggio tra i carcerati e nel terzo raggio ha pranzato con cento di loro.

La giornata del Papa era iniziata alle 6.45 con la partenza in auto da Santa Marta in Vaticano. Alle 7.10 il decollo dall’aeroporto di Fiumicino a bordo di un aereo dell’Aeronautica militare e verso le 8.15 l’atterraggio a Milano-Linate, con qualche minuto di ritardo a causa delle condizioni di scarsa visibilità. Ad accoglierlo — oltre al cardinale Scola — Roberto Maroni, presidente della regione Lombardia, Luciana Lamorgese, prefetto di Milano, Giuseppe Sala, sindaco, Paolo Micheli, sindaco di Segrate, Monica Piccirillo, direttore dell’aeroporto, Pietro Modiano, presidente della Sea, don Fabrizio Martello, cappellano, e Alessandro Losio, comandante dell’aeroporto militare. Al suo arrivo, due bambini di 7 anni, Sara De Abbondi, di Milano, e Fabio Borghi, di Seveso, gli hanno consegnato un semplice mazzo di fiori, mentre le campane di tutte le 1107 parrocchie della diocesi ambrosiana hanno suonato a festa. Prima di salire sull’automobile, Francesco si è avvicinato alle transenne per salutare le persone che lo applaudivano. Il Papa era accompagnato dagli arcivescovi Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, e Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia; dai monsignori Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione, e Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa Pontificia; dai direttori della Sala stampa della Santa Sede, Greg Burke, e del nostro giornale.

dal nostro inviato Nicola Gori

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21 settembre 2019

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