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Al servizio dell'educazione con carità e umiltà

· A Barcellona il 25 aprile la beatificazione del cappuccino José Tous y Soler ·

L'Anno sacerdotale si snoda nella linea di un tema centrale: «Fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote». Il vincolo inscindibile che lega la persona del sacerdote e il suo ministero alla persona e al mistero di Cristo viene incessantemente messo in luce dal magistero del Papa e dei vescovi.

In questo contesto trova opportuna inserzione l'esaltazione di un sacerdote cappuccino, spagnolo, del secolo XIX, padre José Tous y Soler, la cui testimonianza evangelica, semplice e umile, può racchiudersi nelle parole del Salmo 131: «Signore, non si inorgoglisce il mio cuore... non vado in cerca di cose grandi. Io sono tranquillo e sereno come un bambino in braccio a sua madre... Speri Israele nel Signore, ora e sempre».

A centotrentanove anni dalla sua morte, il 25 aprile il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, presiederà a Barcellona il rito di beatificazione del cappuccino.

Ma chi era questo umile figlio di san Francesco, indubbiamente non molto noto, nato in Catalogna nel 1811, cappuccino dal 1828, sacerdote dal 1834 e visitato da «sorella morte» il 27 febbraio 1871, nella capitale catalana, mentre celebrava la messa nella cappella delle religiose da lui fondate?

In un clima politico e religioso avverso alla Chiesa, padre Tous y Soler riceve la sua formazione e inizia a esercitare il suo apostolato. Le rivolte sociali del 1835 — era sacerdote da poco più di un anno — lo obbligarono all'esclaustrazione, a motivo della soppressione del suo ordine. Trasferito nel carcere della fortezza barcellonese di Montjuic, fu poi espulso dalla Spagna. Per circa un anno, andò peregrinando in alcuni conventi del versante mediterraneo francese e di quello nord-occidentale d'Italia. Verso la fine del 1836 prese stabile dimora a Tolosa, dove esercitò per quasi sette anni un ministero sacerdotale molto lodato dalle autorità diocesane. Lì concluse i suoi studi di morale e ottenne il titolo di «predicatore».

Rientrato finalmente in Spagna nel 1843 (aveva 32 anni) sempre come esclaustrato, attese alla cura d'anime in varie parrocchie. Dal 1848 al 1871, anno della sua morte, fu stabilmente aggregato alla parrocchia di San Francesco di Paola in Barcellona. D'altra parte, in tutti quegli anni di ministero sacerdotale, nel suo cuore e nel suo orientamento di vita rimase sempre «un frate minore cappuccino», in adesione costante al carisma francescano, anche al di fuori della struttura istituzionale del suo ordine.

Giovane sacerdote, profondamente attento ai bisogni sociali e spirituali del suo tempo, padre Tous y Soler si rende conto del grave problema della formazione culturale e soprattutto cristiana della gioventù femminile, che versava in uno stato di lamentevole carenza sotto ogni profilo. Provvidenzialmente, esercitando il suo ministero di direttore di anime, ricevette le confidenze di alcune religiose cappuccine esclaustrate, ugualmente preoccupate dell'allarmante situazione e quindi desiderose di impegnarsi in favore dell'educazione cristiana dell'infanzia e della gioventù.

Si formò così il primo nucleo di un nascente istituto che sarà messo sotto la giurisdizione del vescovo di Vic e che, animato dalla spiritualità cappuccina, perseguirà due finalità specifiche: la devozione a Maria Madre del Divino Pastore e l'attività apostolica in campo educativo.

Lo sviluppo di questa famiglia religiosa, che seppe individuare e affrontare un bisogno emergente della Chiesa di quel momento, fu molto rapido nei venti anni che seguirono. Padre Tous y Soler accompagnò le sue religiose — cappuccine della Madre del Divino Pastore, dette anche cappuccine della Divina Pastora — nella missione apostolica e nella loro vita di consacrazione a Cristo e alla Chiesa; curò personalmente la loro formazione e l'organizzazione delle loro attività, adoperandosi per l'apertura delle diverse case.

Come ogni opera di Dio, l'istituto fu assediato da gravi e ricorrenti difficoltà, esterne e interne, che padre Tous y Soler affrontò con esemplare abbandono ai disegni provvidenziali divini, con rispetto singolare delle decisioni altrui (anche se sue figlie) e nel nascondimento, si direbbe nell'anonimato, del semplice impegno quotidiano, senza alcuna preoccupazione di prestigio personale, insomma da figlio umile e fedele di frate Francesco. La chiamata all'unione indefettibile e luminosa con Cristo lo colse sull'altare, all'età di sessant'anni, mentre congiungeva — come ogni giorno — l'oblazione di se stesso al sacrificio redentivo del Salvatore del mondo.

Di questa personalità sacerdotale, così ricca nella sua esemplarità, merita mettere in luce alcuni aspetti singolari.

Secondo le testimonianze raccolte nel processo canonico, le attestazioni circa la virtù religiosa dell'obbedienza, praticata dal cappuccino, sono concordi nell'indicarne l'ammirevole valore paradigmatico. Per lui l'obbedienza è una virtù che opera grandi prodigi ed effetti mirabili nella vita religiosa e, per tal motivo, la raccomanda con continuità alle sue suore, ricordando loro che hanno fatto il sacrificio della propria volontà per unirla, nell'amore, a quella di Gesù sposo delle loro anime.

La devozione a Maria Madre del Divino Pastore permea dalla giovinezza la sua identità sacerdotale. Essa, nella sua vita, è da comprendere in chiave apostolica. Nella parrocchia di San Francesco di Paola egli si impegnò a diffondere questa devozione che poi avrebbe coltivato per sempre. Nelle costituzioni dell'istituto da lui redatte si afferma che la superiora governa la comunità in nome della Divina Pastora, la quale è badessa perpetua dell'istituto. In ogni luogo in cui la comunità si riunisce ci dovrà essere una sua immagine. Ella presiederà in tal modo a tutti gli atti come suprema badessa. Nell'esortare le suore a prendersi cura della ragazze da formare, padre Tous y Soler inserisce sempre la nota mariana: devono affidarle alla Divina Pastora, la quale le porterà a Gesù Buon Pastore.

L'umiltà e la mansuetudine sono due atteggiamenti che caratterizzano in profondità la sua vita spirituale e che rendono amabile in lui l'esercizio delle altre virtù. Nella sua umiltà, egli si considerava inadeguato per un'opera tanto grande come la fondazione di un istituto; tuttavia, una volta assicurato della volontà di Dio, grazie al consiglio di persone sante e sperimentate, come Antonio Maria Claret, in lui non ci furono più dubbi. All'inizio egli agì come direttore spirituale, cercando di orientare le aspirazioni apostoliche di giovani donne che manifestavano la vocazione a vivere il carisma cappuccino, dedicandosi al tempo stesso all'educazione cristiana della gioventù.

A conclusione, merita evidenziare che la vita di padre José Tous y Soler si è svolta in un periodo e in un contesto tormentoso per la Chiesa e l'evangelizzazione. Egli seppe affrontare le difficoltà con fede invitta e amore fiducioso, spendendosi senza riserve per rispondere alla vocazione che lo Spirito gli aveva indicato: affrontare il problema della formazione del mondo femminile soprattutto nelle classi più povere, sulle quali — come sempre avviene — pesano maggiormente gli aspetti negativi dei cambiamenti sociali e culturali.

L'istituto delle suore cappuccine della Madre del Divino Pastore è frutto prezioso di una tale coerenza sacerdotale; esse continuano in tanti Paesi del mondo la missione inculcata dal fondatore. Non si può inoltre non rilevare che l'esaltazione di questo umile cappuccino si presenta come un momento di luce e di attraente esemplarità per i sacerdoti, in quest'ultimo scorcio dell'Anno a loro dedicato.

L'identità sacerdotale esige intrinsecamente un rimando continuo a Cristo. Conformarsi a lui, sotto il profilo contemplativo della preghiera e sotto quello della missione apostolica, è condizione imprescindibile per l'unificazione interiore del sacerdote, per la gioia insopprimibile del suo cuore, per la sua vittoria su tutte le forze del male, oggi più che mai in atto con aggressiva virulenza.

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