Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Al numero 3121 di via Calvo

· Suor Genevieve e il corpo ritrovato della zia Léonie, trucidata dai militari argentini nel 1977 ·

È il 13 marzo, il nuovo Papa si affaccia sul balcone, tra la folla c’è una piccola suora, si chiama Genevieve. È commossa, si conoscono. L’ultima volta che si sono parlati è stato nel 2005, a Buenos Aires, nella chiesa di Santa Cruz, luogo simbolo della crudeltà omicida dei generali. È nei locali di quella parrocchia che è nato il movimento delle Madri di Plaza de Majo. Genevieve Jeanningros è la nipote di Léonie Duquet una delle due suore francesi desaparecidas , scomparse, al tempo della dittatura dei militari argentini.

L’elezione di Papa Francesco è stata accompagnata in Argentina da alcune vecchie polemiche sul suo atteggiamento durante la dittatura militare, quando Jorge Mario Bergoglio era provinciale della congregazione dei gesuiti. In particolare Bergoglio è stato accusato di non aver protetto i due sacerdoti gesuiti, Franz Jalics e Orlando Yorio, sequestrati dai militari. Il futuro Papa, allora, aveva avvertito i sacerdoti del pericolo e incontrò i vertici militari per intercedere in loro favore dopo la cattura. I due furono liberati dopo cinque mesi. Yorio è poi morto per cause naturali, mentre Jalics vive in ritiro spirituale nella regione bavarese dell’alta Franconia.

Nata nel 1916, a trentatré anni Léonie Duquet decide di raggiungere l’Argentina. Nel 1977, in piena dittatura, alcune madri di desaparecidos cominciano a riunirsi nella chiesa di Santa Cruz. Fingono di pregare, ma si scambiano informazioni sulla sorte di figli e parenti. Due suore francesi, Léonie Duquet e Alice Domon, le aiutano nelle ricerche.

Un giorno si presenta Alfredo Astiz. Racconta di essere alla ricerca della sorella desaparecida e viene accolto nel gruppo. L’uomo è in realtà una ex spia della Marina, lavora per i generali. Frequenta il sotterraneo della chiesa, ascolta, memorizza nomi e volti. Fino a quando è pronto a colpire. Un giorno, uscendo dalla parrocchia, bacia sulla guancia le due religiose francesi. È il bacio di Giuda, il segnale che i militari fuori dall’edificio sacro stanno aspettando. Alice e Léonie spariscono nel Rio della Plata, sfinite dalla tortura e con l’ignobile soprannome di “suore volanti”.

Nell’agosto del 2005 suor Genevieve riceve la notizia del ritrovamento di cinque corpi di persone scomparse proprio nella chiesa di Santa Cruz: lentamente emerge la verità. Una decina di giorni dopo il volo della morte, alcuni cadaveri erano stati trasportati dalla corrente fino a una località a circa 36o chilometri a sud di Buenos Aires e prontamente sepolti in una fossa comune.

In quel pomeriggio di agosto del 2005 Genevieve incontra il parroco di Santa Cruz, don Carlo. È molto emozionato e le dice di aver ricevuto dal cardinale Jorge Bergoglio l’autorizzazione a organizzare i funerali di Léonie nella chiesa. Il cardinale vuole però conoscere il parere di Genevieve, se sia d’accordo a seppellire sua zia in questo luogo altamente simbolico.

Oggi in via Carlos Calvo 3121 nei giardini della chiesa a Buenos Aires riposano i resti della sorella francese Léonie Duquet e quelli di due delle fondatrici di Madres de Plaza de Mayo. Il comune di Buenos Aires ha dichiarato questo sito «luogo della memoria».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

26 febbraio 2020

NOTIZIE CORRELATE