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Al Mercosur è scontro
sul Venezuela

· ​Gli altri Paesi del blocco non riconoscono l’assegnazione della presidenza semestrale a Caracas ·

È ormai scontro aperto fra i Paesi del Mercosur, dopo che il Venezuela ha annunciato unilateralmente di aver assunto la presidenza pro tempore del blocco economico regionale per il secondo semestre dell’anno. Una decisione, questa, che però non è stata accettata da Paraguay, Brasile e Argentina. L’Uruguay — presidente del Mercosur durante il primo semestre dell’anno — ha infatti dichiarato la fine del suo mandato, senza però trasmettere la comunicazione ufficiale al Venezuela, a cui spetterebbe il successivo.

Proteste a Caracas  contro la polizia (Ansa)

Il ministro degli Esteri uruguaiano, Rodolfo Nin Novoa, ha ammesso che la situazione «è molto grave». Il ministro ha dovuto annullare il consueto vertice di capi di Stato che segna la fine dei semestri di presidenza e quindi una riunione del Consiglio del Mercosur, dopo che Paraguay e Brasile avevano annunciato che non avrebbero partecipato all’incontro. 

Il Governo di Nicolás Maduro ha inviato una lettera agli altri membri del blocco informandoli che aveva assunto in modo automatico la presidenza. Tuttavia, tale iniziativa è stata respinta prima dal Paraguay e poi dall’Argentina, che ha proposto una nuova riunione del Consiglio per risolvere la crisi. L’incontro dovrebbe svolgersi già questa settimana. Delcy Rodríguez, ministro degli Esteri venezuelano, ha reagito duramente alla proposta, accusando gli altri Paesi del Mercosur di «complottare contro il suo Governo» e assicurando che Caracas sta di fatto amministrando la presidenza del blocco già da tre giorni.
Il problema, come sottolineano gli analisti, è che nel Mercosur le decisioni si devono prendere per consenso e le riunioni di lavoro si svolgono nel Paese a cui tocca la presidenza pro tempore. Se il Venezuela mantiene la sua intransigenza, segnalano, il normale funzionamento dell’organismo regionale diventerà di fatto impossibile.
Intanto, sul fronte interno, la tensione continua a crescere, colpa anche di una crisi economica sempre più grave. Dopo aver incassato il primo via libera al referendum per la revoca del mandato al presidente, l’opposizione ha chiesto al Consiglio nazionale elettorale che la nuova raccolta di firme — almeno il 20 per cento degli iscritti nelle liste elettorali, secondo quanto previsto dalla Costituzione — si svolga dal 23 al 25 agosto prossimi. Lo ha annunciato Carlos Ocariz, portavoce del Tavolo dell’unità democratica, sottolineando che in questo modo ci sarebbe il tempo per poter svolgere il referendum entro il 2016. Quest’ultimo punto è essenziale, perché se il referendum si svolgerà nel 2017, anche nel caso la proposta di destituzione di Maduro fosse accettata, a dover lasciare per legge sarebbe soltanto il presidente e non il suo Governo, che invece resterebbe al suo posto.  

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