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Riflesso
del Cristo resuscitato

· La Chiesa nell’esortazione «Amoris laetitia» ·

«Quando, infaticabilmente, la Chiesa ascolta, guarisce, riconcilia, essa diviene ciò che è al massimo della sua luminosità: una comunione d’amore, di compassione, di consolazione, il limpido riflesso del Cristo resuscitato. 

Mai distante, mai sulla difensiva, scevra da severità, essa può irradiare nei nostri cuori umani l’umile certezza della fede»: quando ho letto Amoris laetitia, queste poche righe di fratel Roger mi sono subito tornate alla memoria e, una volta di più, mi ha colpito la prossimità spirituale tra Papa Francesco e il fondatore della nostra comunità di Taizé: stesso cuore pastorale, stessa attenzione verso i poveri, i giovani, coloro che si sono allontanati dalla fede, stesso appello alla gioia del Vangelo. E soprattutto: stessa insistenza fondamentale, primordiale, sull’amore incondizionato di Dio per ogni essere umano. Dio non può che amare. Nessuno è escluso, né dal suo amore né dal suo perdono. La Chiesa è chiamata a portarne testimonianza. Tutto questo era già presente nell’Evangelii gaudium ed è ora una dominante in Amoris laetitia, scritta per dare forza alle donne e agli uomini che si impegnano nel matrimonio cristiano.

L’esortazione del Papa non comincia né con l’esporre i problemi che conoscono molte famiglie né con l’enumerare le norme che queste dovrebbero rispettare. Il Papa cerca prima di tutto la luce che la Parola di Dio porta alla vita familiare. Questa modalità tocca noi, fratelli di Taizé, perché non può non avere una risonanza ecumenica molto positiva. In tutta la Bibbia, dice il Papa, troviamo famiglie con «le loro storie di amore e di crisi», famiglie straziate, a volte, dal dolore e dalla pena, ma che cercano di trasmettere la fede ai propri figli. Gesù stesso «conosce le ansie e le tensioni delle famiglie».

di fratel Alois

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16 ottobre 2019

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