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Al largo fin dove
non sembra possibile

· ​La rotta della Compagnia di Gesù ·

Dalla Civiltà cattolica, in uscita il 12 novembre, pubblichiamo quasi per intero il testo della prima omelia del nuovo preposito generale dei gesuiti pronunciata il 15 ottobre a Roma, presso la chiesa del Gesù.

Pochi giorni fa, in questa stessa chiesa del Gesù, dove riposano i resti di sant’Ignazio e Pedro Arrupe, padre Bruno Cadorè ci ha invitato ad avere l’audacia dell’improbabile come l’atteggiamento proprio delle persone di fede che cercano di testimoniarla nella complessa attualità dell’umanità. 

Ci ha invitato a lasciare indietro la paura e a remare verso il largo come l’atteggiamento per essere nello stesso tempo creativi e fedeli durante la Congregazione generale.
Certo, l’audacia della quale abbiamo bisogno per essere servitori della missione del Cristo Gesù può sgorgare soltanto dalla fede. Perciò il nostro sguardo è in primo luogo indirizzato a Dio, perché «uno solo è il Padre vostro, quello del cielo», come ci ricorda il brano del Vangelo appena ascoltato. E come ci ricorda la Formula Instituti, al n. 1: «[Il gesuita] faccia in modo di avere dinanzi agli occhi, finché vivrà, prima di ogni altra cosa, Iddio, e poi la forma di questo suo Istituto». Anzi, è il cuore intero che vogliamo avere in sintonia con il Padre misericordioso, il Dio che è solo amore, il nostro principio e fondamento. Il cuore di ciascuno di noi e anche il cuore del corpo della Compagnia.

di Arturo Sosa

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15 ottobre 2019

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