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​Al Foro Boario

Arco di Malborghetto della via Flaminia

Sull’arco quadrifronte al Velabro sono in corso lavori di restauro. Si viene così a completare il programma di recupero monumentale del Foro Boario. L’arco è incastonato in un’area delimitata da edifici antichi che si sono conservati intatti — arco degli Argentari, tempio rotondo di Ercole, tempio rettangolare di Portuno — e dalle chiese medievali di San Giorgio al Velabro e di Santa Maria in Cosmedin. A differenza dei Fori imperiali i monumenti antichi e le chiese medievali si trovano qui allo stesso livello del piano stradale attuale, o quasi. Il restauro dei templi, curato per la Soprintendenza da Maria Grazia Filetici, ha ricevuto dal 1997 il contributo del World Monument Fund, da poco rinnovato, cui si è aggiunto il sostegno dell’American Express e della Kress Foundation. A impreziosire i caratteri ambientali dell’area giunge ora l’esemplare intervento di Jean Nouvel sul complesso edilizio della Fondazione Alda Fendi. Il luogo, vitalissimo oggi come in antico, meriterebbe di ricevere un più dignitoso assetto per regolarne il traffico e per creare spazi coerenti con la sua elevata dignità storica e artistica.
Si deve agli studiosi spagnoli Pedro Mateos, Antonio Pizzo e Angel Ventura la nuova attenzione rivolta all’arco quadrifronte, rimasto per troppo tempo ai margini degli studi sulle antichità romane dopo che la Soprintendenza archeologica ne aveva avviato il restauro e il recupero per sottrarlo al decadimento che affliggeva l’area del Foro Boario. Si era ottenuta, una ventina d’anni fa, la creazione di un’ampia area di rispetto dinanzi all’arco non solo per ridurre i danni che l’inquinamento del traffico automobilistico arrecava alle superfici marmoree, ma anche per eseguire ricerche archeologiche in uno spazio che nell’antichità aveva svolto un ruolo essenziale nel collegamento della città con il territorio di oltre Tevere. L’esplorazione del sottosuolo in questo piazzale, prima che sia trasformato per una definitiva sistemazione, potrà offrire informazioni di interesse non secondario sulla più antica storia di Roma, come è avvenuto con le indagini eseguite nella vicina area di Sant’Omobono. I saggi di scavo eseguiti da Mirella Serlorenzi, della Soprintendenza, nel terrapieno adiacente all’arco hanno intanto restituito informazioni sulle trasformazioni dell’area fino al secolo XIII. ( adriano la regina)

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24 gennaio 2020

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