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Al fianco dei cristiani in Iraq

· Il segretario generale del World Council of Churches ·

E un musulmano paga con la vita il suo no agli estremisti

Ginevra, 22. Profonda preoccupazione per la tragica situazione dei cristiani in Iraq, minacciati dalle milizie jidhaiste dello Stato islamico (Is), è stata espressa, lunedì, dal segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec o World Council of Churches), il reverendo Olav Fykse Tveit. Centinaia di persone «vivono una situazione drammatica — ricorda il segretario generale del Cec — costrette persino a pagare una tassa perché cristiani. La maggior parte di loro ha dovuto abbandonare i propri villaggi, le abitazioni e i propri beni alla ricerca di un rifugio sicuro».

«Con grande dolore — sottolinea Fykse Tveit — assistiamo alla fine della presenza cristiana a Mosul, cominciata fin dai primi secoli del cristianesimo».

Nella dichiarazione, il segretario generale del Cec ribadisce anche la ferma condanna delle violenze nei confronti di tutte le minoranze religiose e, facendo proprie le parole del patriarca di Babilonia dei Caldei, monsignor Louis Raphaël Sako i, non esita a definire gli attuali sviluppi in Iraq «inquietanti» e, nel caso delle persecuzioni anticristiane, «tragici».

Sperando che la situazione in Iraq possa essere risolta con l’intervento della comunità internazionale, Fykse Tveit sottolinea la necessità di proseguire nella preghiera «per tutto il popolo iracheno e in particolare per le minoranze, cristiane e musulmane, che sono state costrette a lasciare le loro case». Inoltre, ribadisce la necessità di «avviare un processo politico inclusivo volto a rafforzare i diritti umani fondamentali, tutelare la libertà religiosa, stabilire con urgenza lo stato di diritto e garantire parità a tutti i cittadini indipendentemente dal credo religioso».

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