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Al di là della censura

· La Santa Sede e le novità tecnologiche della comunicazione ·

Nel corso della storia, il rapporto della Chiesa con le novità tecnologiche della comunicazione, che di volta in volta si affacciavano alla scena sociale, è stato sempre segnato da una sorta di doppia pedagogia. Un atteggiamento di audace incoraggiamento a cui è seguito, in parallelo, un prudente ma deciso richiamo ai fini pastorali connesso a un severo monito per l’uso improprio di tali strumenti.

Il pontificato di Pio XII se sotto certi aspetti prosegue lungo questa linea, è anche apportatore di sostanziali novità. Pacelli, come ormai un’ampissima serie di studi ha sottolineato, è innanzitutto il Papa che, grazie agli strumenti di comunicazione, è capace di inaugurare un nuovo rapporto del ministero petrino con le masse. È il Papa della radio (la prassi dei discorsi radiofonici avviata da Pio XI divenne con lui un vero e proprio genere di divulgazione magisteriale); è il «Papa del cinematografo» (come lo definì programmaticamente «L’Osservatore Romano» nei giorni della sua elezione al soglio); è infine il primo Papa della televisione (o il primo «viandante di Dio sulle vie dell’etere» come titolò con efficacia «Il Messaggero» in occasione dell’Anno Santo 1950).
D’altro canto questa innegabile apertura di Pio XII ai media, che proprio nei suoi anni di pontificato si consolidavano sulla scena sociale globale, si puntellava su precise basi dottrinarie e si fondava sull’obiettivo chiave del suo ministero di «collegare la dottrina della Chiesa a tutti gli aspetti sociali della contemporaneità» al fine di fondare una «nuova società cristiana». Non a caso è con questo Papa che la Santa Sede nel 1948 inaugura la prima espressione istituzionale ufficiale dedicata ai nuovi media: quella Pontificia Commissione per la Cinematografia didattica e religiosa, che poi diverrà, già nel 1954, Pontificia Commissione per la Cinematografia, la Radio e la Televisione. In questo quadro, l’utilizzo pratico e il corpus della produzione magisteriale di Pacelli dedicati agli strumenti di comunicazione rivela molto bene la commistione tra un atteggiamento di prudenza e una volontà di sempre più decisa valorizzazione. Se già con l’inaugurazione da parte di Pio XI della Radio Vaticana il 12 febbraio 1931 la radio veniva assunta come strumento di evangelizzazione, Pacelli andava oltre, disponendo nel giugno del 1939 che la benedizione attraverso la radio (ad alcune condizioni) potesse far beneficiare agli ascoltatori l’indulgenza plenaria e poi, a partire dal 1940, ammettendo la regolare trasmissione della celebrazione della messa via radio. La comunicazione radiofonica diverrà poi per Pio XII il mezzo privilegiato per la divulgazione planetaria del suo magistero sociale e politico nei grandi tornanti del secondo conflitto mondiale e della guerra fredda: è con i grandi messaggi radiofonici pasquali e natalizi che durante la guerra Pacelli invoca il ritorno del governo di Dio nella società; e nel dopoguerra è anche con l’importante radiomessaggio del 24 dicembre 1948 che il Papa manifesta la sua opposizione al comunismo e non esclude l’ipotesi della partecipazione dell’Italia a un’alleanza militare. Sempre alla fine degli anni Quaranta Pio XII sdoganò il nuovo status acquisito dalla radio per il magistero pontificio affermando al microfono di un programma radiofonico francese che tale medium era divenuto un’eccezionale risorsa: «Il mondo, attraverso questa meraviglia, vedrà le folle straripare dall’immensa piazza di San Pietro per ricevere la benedizione del Papa, per udirne la parola».
Alla Chiesa di Pacelli non mancherà, come detto, l’occasione per confrontarsi anche con la televisione. È noto il pionieristico interessamento della Santa Sede a un utilizzo pratico del nuovo mezzo: un primo momento si registra infatti in occasione del Giubileo del 1950 — ben quattro anni prima dell’inizio di un regolare servizio televisivo in Italia — quando il governo francese fece dono al Pontefice di una stazione televisiva che sarà collocata nell’area di Roma e del Vaticano. Si tratta di una struttura realizzata dal padre domenicano Raymond Pichard: un primo esperimento, un’intuizione che troverà solo nei decenni successivi una reale possibilità di sviluppo. Del resto è Pio XII stesso a tenere un atteggiamento ambivalente verso la televisione: nell’esortazione apostolica I rapidi progressi pronunciata in occasione dell’avvio delle trasmissioni Rai nel gennaio 1954 sottolineava come il medium audiovisivo se «ben regolato» potesse «costituire un mezzo efficace di saggia e cristiana educazione»; tuttavia secondo il Papa occorreva non sottovalutare i pericoli che la televisione nascondeva, «pericoli tanto più gravi, quanto maggiore» era «la potenza suggestiva di questo strumento e quanto più vasto e indiscriminato» era il pubblico a cui esso si dirigeva.

Ma è attraverso l’attenzione al mezzo cinematografico che probabilmente più si chiarisce l’evoluzione degli orientamenti di Pio XII verso i mass media. Non va dimenticato che, già negli anni ’30, nel suo ruolo di segretario di Stato, egli ebbe un ruolo di primissimo piano nella redazione dei due testi che più caratterizzarono il magistero del suo predecessore verso la settima arte. Un magistero impostato su un atteggiamento prevalentemente difensivo. Fu Pacelli a scrivere nel 1934 la lettera al canonico Brohée, presidente dell’Ocic, che venne allora considerata la magna charta dell’attività dei cattolici in campo cinematografico; e fu il futuro Pontefice a gestire il processo redazionale dell’enciclica Vigilanti cura del 1936, curando in particolare i delicati rapporti con l’episcopato americano. Durante i suoi diciannove anni di pontificato, Pio XII tornerà poi in diverse occasioni sulla materia cinematografica, sia con discorsi (otto tra il 1941 e il 1949) sia con lettere encicliche, quali la lettera Sacra virginitas del 1954 e la lettera Miranda prorsus del 1957. È però attraverso i Due discorsi sul film ideale (1955) che si rende chiaro il graduale avanzare, in seno alla Chiesa, di più marcate esigenze di dialogo e apertura nei confronti del cinema.

di Dario Edoardo Viganò

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19 settembre 2019

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