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Al cuore della Nigeria

· Indetta dai presuli una speciale preghiera per la nazione ·

Non solo la condivisione della lotta alla corruzione e al terrorismo fondamentalista di Boko Haram — principali obiettivi della politica governativa — ma anche l’allarme per l’emergenza sociale costituita da una disoccupazione ormai «fuori controllo». Questi i punti centrali del messaggio diffuso dalla Conferenza episcopale della Nigeria al termine dell’assemblea plenaria svoltasi nei giorni scorsi a Igwuruta, nel Rivers State, nel sud del Paese.

Documento che, però, trova la sua chiave di lettura nell’invito, rivolto sia ai fedeli che ai semplici cittadini, a una rinnovata «conversione dei cuori», con l’indizione di una speciale preghiera per la nazione, che si dispiegherà — questa l’indicazione — nell’arco dei prossimi sei mesi, a iniziare da ottobre, con il rosario nelle famiglie (ogni sabato sera) e l’adorazione eucaristica nelle parrocchie (ogni ultima domenica del mese).

I presuli nigeriani tornano dunque a esprimere preoccupazione per le maggiori emergenze del Paese, il più popoloso del continente, un tempo buon esempio di convivenza tra credenti di diverse fedi — musulmani e cristiani — e ormai da qualche anno sconvolto e dilaniato dalla violenza terroristica di Boko Haram. Su questo tema è intervenuto anche il cardinale John Onaiyekan, il quale, in un’intervista all’associazione Aiuto alla Chiesa che soffre ha suggerito di offrire l’amnistia a chi volesse uscire da quell’organizzazione estremista. Secondo il porporato, se ciò avvenisse «la maggior parte dei miliziani deporrrebbe le armi». Anche i vescovi, nel corso della plenaria. hanno sottolineano la necessità di uno sforzo coordinato, da parte delle istituzioni statali, delle organizzazioni umanitarie e della Chiesa stessa, «per la riabilitazione, la ricostruzione e la riconciliazione delle vittime e delle loro famiglie». L’emergenza da affrontare è vastissima. Basti ricordare che secondo un recente rapporto dell’Unicef, il fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, sono ormai oltre un milione e quattrocentomila — cinquecentomila solo negli ultimi cinque mesi — i bambini costretti a lasciare le loro case, in molti casi da soli, dopo aver perso i genitori a causa degli attacchi della setta fondamentalista. La maggioranza di loro, oltre un milione e duecentomila, si trovano nei tre Stati nordorientali nigeriani dove più intensa è da anni l’azione di Boko Haram, cioè il Borno, dove il gruppo jihadista ha le proprie principali roccaforti, lo Yobe e l’Adamawa.

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22 luglio 2019

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