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​Al Consiglio di sicurezza
la questione rohingya

· ​Convocata una riunione a porte chiuse ·

Bambini in fuga verso il Bangladesh  dal Myanmar (Ansa)

Il grido di dolore della minoranza etnica musulmana dei rohingya arriva alle Nazioni Unite. Oggi il Consiglio di sicurezza si riunisce a porte chiuse per analizzare la condizione della minoranza, definita proprio dall’Onu la più perseguitata al mondo. Il consigliere di stato e ministro degli esteri del Myanmar, Aung San Suu Kyi, ha intanto fatto sapere che non parteciperà all’Assemblea generale iniziata ieri. Lo ha confermato oggi il portavoce del governo di Naypyidaw, Zaw Htay, senza fornire ulteriori dettagli. Intanto, giunge notizia di altri sette rohingya annegati nel fiume Naf mentre tentavano di raggiungere il Bangladesh. Il premio Nobel per la pace, che a settembre 2016, nel corso del suo primo discorso ufficiale all’Onu, aveva affrontato la delicata questione legata alla condizione dei rohingya, è stata recentemente criticata per la gestione della crisi nel Rakhine, lo stato occidentale da dove fugge la minoranza etnica musulmana. Nei gi0rni scorsi, Suu Kyi ha definito «disinformazione e propaganda» i drammatici resoconti dei media internazionali e le denunce dell’alto commissariato dell’Onu per i diritti umani di «spietata pulizia etnica» contro i rohingya nel Rakhine. Le violenze contro i rohingya sono riprese il 25 agosto, quando un drappello del gruppo armato in difesa della minoranza musulmana ha attaccato alcune stazioni di polizia nel Rakhine. Le forze di sicurezza hanno risposto con una violenza definita da molti spropositata, incendiando decine di villaggi, sparando sui civili e usando una brutalità tale da spingere, appunto, le Nazioni Unite a parlare di «pulizia etnica».

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18 settembre 2019

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