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Al centro del mondo

Nel 2009 una spedizione archeologica guidata da Dina Avshalom-Gorni e voluta dall’Israeli Antiquity Authority per controllare una località destinata a un albergo per pellegrini cristiani, ha portato a una scoperta assolutamente unica: una sinagoga interrata durante la prima guerra giudaica (66-70), assolutamente particolare sia per la localizzazione, esterna rispetto alla città di Magdala, sia per lo stato di preservazione, sia per la grande pietra contenuta al suo centro e decorata sui quattro lati. Di particolare interesse la menorah raffigurata sulla pietra, opera di un artista che doveva aver visto con i suoi occhi quella del Tempio. È una sinagoga attiva prima della distruzione del Tempio e, si ipotizza con qualche eccesso di audacia, forse legata alla prima predicazione di Gesù in Galilea. La grande pietra è il pezzo forte della mostra sulla menorah che si apre il 15 maggio a Roma, in contemporanea ai Musei vaticani e alla Comunità ebraica. Abbiamo intervistato l’archeologa che ha diretto l’équipe degli scavi, Dina Avshalom-Gorni, che ci ha raccontato con passione la sua scoperta, esprimendoci la sua convinzione che la venuta a Roma della pietra sia “la chiusura di un cerchio” e un segno di pace e di convivenza fra le religioni.

La pietra della sinagoga di Magdala  con la rappresentazione della «menorah»

«Nel 2009 ho cominciato gli scavi nella zona a nord di Magdala. Un gruppo cattolico messicano aveva comprato quel terreno per costruirci un albergo per pellegrini e l’Israeli Antiquiti Authority mi aveva mandato a controllare l’area che si sapeva doveva far parte dell’antica Magdala. Abbiamo cominciato a scavare e subito, a pochi metri di profondità, abbiamo trovato tracce di una sinagoga del periodo del secondo Tempio. È stata una grossa sorpresa perché non c’erano molte sinagoghe di quel periodo nella zona e questa era la settima. In tutto Israele ci sono nove sinagoghe risalenti al periodo del secondo Tempio. È una scoperta importante, anche per l’ottimo stato di preservazione della sinagoga. L’edificio è diviso in tre stanze, il vestibolo ha le pareti tutto intorno decorate con affreschi colorati di bellissima fattura. Non tutte le sinagoghe di questo periodo sono decorate. Ci sono colonne e mosaici come pavimento e si può vedere che la comunità impiegò molti sforzi e molto denaro per costruirla, impiegandovi i migliori artisti. È un edificio completamente differente da quelli delle popolazioni, per lo più poveri pescatori, che vivevano nelle vicinanze.

La sinagoga non è collocata nel mezzo della città ma a nord, quasi all’esterno dei suoi confini.

Chi erano i membri di questa comunità? Si è parlato di una comunità di giudeo-cristiani e se ne è molto discusso. Erano ebrei, come ebreo era Gesù, ma avevano un leader, un leader che li ha spinti a costruire un edificio così speciale. Poteva essere Gesù? Non abbiamo nessuna prova ma sappiamo che Maria Maddalena, tanto vicina a Gesù, era di Magdala e sappiamo che Gesù si muoveva e predicava in quest’area. Possiamo immaginare, possiamo avere l’ardire di pensare che forse questa comunità era quella che per prima aveva seguito Gesù. La localizzazione della sinagoga, così ai margini, e il fatto che fosse nella direzione di Cafarnao, ci può suggerire che forse Gesù predicò in questo luogo. E ancora, a usare questa sinagoga, in una città popolosa, era una piccola comunità. Lo stato di conservazione della sinagoga getta luce sull’importanza che veniva data a questa casa di riunione.

La pietra che abbiamo portato a Roma per la mostra è una grande pietra, molto pesante, finemente decorata su quattro lati. Le decorazioni fanno riferimento al Tempio e si propongono di mostrare le strette relazioni esistenti fra la popolazione e i sacerdoti, fra la Galilea e Gerusalemme. La pietra è unica, non c’è niente di simile in nessun altro luogo.

La ragione per cui abbiamo portato questa pietra in Vaticano per questa mostra è la menorah che presenta incisa. In questo periodo la sinagoga fu interrata. Compresero che non avrebbero potuto proteggerla perché era troppo fuori dal paese e quindi la demolirono di proposito. Tolsero le colonne, per usarle come una barriera a nord di Magdala, usarono i materiali della sinagoga per proteggere la città. Dobbiamo pensare che Magdala era il quartier generale degli zeloti di Galilea, comandati da colui che sarebbe diventato Flavio Giuseppe. Gli abitanti di Magdala non erano favorevoli alla guerra contro i romani, molti vennero a combattere da altre zone. La guerra fu terribile anche là. Le barche dei pescatori furono affondate, il mare era rosso di sangue, come sappiamo dalle descrizioni di Flavio Giuseppe.

Torniamo a questa pietra. Il Tempio è stato distrutto, Magdala anche, la sinagoga era interrata, la pietra è rimasta. Pensavano di tornare ma non tornarono. Stiamo portando questa pietra a Roma, in Vaticano, dopo quasi due secoli, ricordando questa storia, la distruzione del Tempio, i prigionieri portati a Roma con la menorah. Ora stiamo portando questa pietra che viene da una sinagoga di una comunità speciale, forse la prima comunità cristiana, una cristianità che stava nascendo da questa pietra nel nord di Magdala, per parlare di pace, del fatto che si può stare insieme. Per noi è stata una sorta di missione, il segno che, dopo duemila anni, il cerchio si è chiuso.

Vorrei aggiungere che abbiamo fatto gli scavi su un terreno appartenente ai cristiani, e abbiamo scavato insieme, alla presenza di padre Juan María Solana, direttore del Pontificio Istituto di Gerusalemme, con altri due archeologi oltre a me, un’ebrea, Rina Talgam, e un musulmano, Arfan Najjar. Scavando tutti insieme in quel luogo abbiamo davvero avuto la sensazione di essere al centro del mondo, al cuore delle religioni. Questa sensazione vorrei trasmettere con questa pietra».

di Anna Foa

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27 gennaio 2020

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