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Aiuto internazionale all'Africa  per garantire stabilità

· Presentato a Roma il rapporto annuale della Banca mondiale ·

La richiesta di una revisione profonda, di un'inversione di tendenza nella struttura e nei meccanismi dell'aiuto allo sviluppo è contenuta nel World Development Report 2011 , il rapporto annuale della Banca mondiale. Il rapporto è stato presentato ieri a Roma, in concomitanza con una conferenza sullo sviluppo in Africa, organizzata presso il ministero degli Esteri italiano dall’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi).

La Banca mondiale propone una riflessione generale sulla politica degli aiuti ai Paesi delle aree di crisi africane — nei fatti una critica, ma anche un'autocritica su come sono stati finalizzati e gestiti per decenni — e focalizza l'attenzione, in particolare, sulla fase di uscita dai conflitti, oltre che ovviamente sulla loro prevenzione. «L’aiuto internazionale nei Paesi instabili deve essere rivisto, altrimenti sarà difficile centrare gli obiettivi del millennio», ha detto Sarah Cliffe, responsabile del rapporto, intervenendo alla conferenza di Roma. Secondo Cliffe, occorre incrementare gli investimenti internazionali per prevenire i conflitti ricorrenti. A questo serve sia una più attenta azione internazionale di mediazione quando le crisi si prospettano, sia sostegni ai progetti di sviluppo, perché la «sicurezza senza prospettive di speranza economica non può funzionare». In quest'ottica, occorre investire massicciamente anche nelle fasi dopo i conflitti, nella ricostruzione non solo materiale, ma anche istituzionale e sociale. «Senza la stabilità — ha detto ancora Cliffe — non si può sperare in uno sviluppo economico e una democrazia sostenibile. Si deve lavorare su quella fase molto critica che è quella uscita dal conflitto. Di solito l’aiuto interviene sul breve termine, ma questo atteggiamento deve cambiare e si deve investire sul lungo termine».

Il World Development Report 2011 raccomanda di concentrare l’aiuto sui settori fondamentali come l'agricoltura e l'occupazione giovanile, ma anche la formazione delle forze di polizia e il consolidamento dell’apparato della giustizia. Il rapporto pone altresì l'accento sulla necessità per i Paesi donatori di trovare quel difficile equilibrio nella cooperazione con gli Stati e insiste sui principi di multilateralismo, raccomandando di sostenere l’integrazione regionale e il processo di strutturazione dell'Unione africana. Su questa linea si sono espressi anche molti dei relatori alla conferenza dell'Ispi.

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