Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

In aiuto dei profughi
in Etiopia

Hanno bisogno di tutto, ma soprattutto di cibo: sono gli oltre seicentocinquantamila rifugiati nei campi profughi dell’Etiopia, che sopravvivono grazie al cibo che il Programma alimentare mondiale (Pam) dell’Onu distribuisce ogni giorno per evitare una catastrofe umanitaria ancora peggiore. 

Fino a dieci mesi fa nei campi vivevano quattrocentomila persone, soprattutto eritrei e somali: poi, da dicembre, si sono aggiunti duecentocinquantamila profughi sudsudanesi, in fuga dalla sanguinosa guerra civile tra le truppe del presidente, Salva Kiir, e quelle del suo ex vice, Riek Machar. Il Pam soccorre anche decine di migliaia di sfollati rimasti dal lato sudsudanese della frontiera, attraverso il lancio di generi alimentari — circa trentamila tonnellate finora — da aerei che decollano ogni giorno dalle regioni occidentali dell’Etiopia. Fonti del Pam ad Addis Abeba raccontano di una situazione al limite della sostenibilità. Solo ai profughi arrivati in Etiopia dal Sud Sudan sono state distribuite da dicembre quasi ventimila tonnellate di cibo, per un valore totale che entro la fine dell’anno arriverà a 30 milioni di dollari, ma servono altri fondi. Per sfamare tutte queste persone — afferma in una nota il Programma alimentare dell’Onu — c’è bisogno di almeno 44 milioni di dollari entro marzo del prossimo anno. E per quella data, con la fine della stagione delle piogge, la già grave emergenza potrebbe addirittura peggiorare. Il timore maggiore è che si possa tornare ai momenti più gravi della crisi, quando passavano il confine tra Sud Sudan ed Etiopia anche mille persone al giorno.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE