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Aiuti insufficienti alla popolazione siriana

· Alla terza conferenza mondiale dei donatori le agenzie dell’Onu denunciano la mancanza di fondi ·

La terza conferenza dei Paesi donatori per la Siria, che si apre oggi in Kuwait presieduta dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, e dall’emiro kuwaitiano, Sabah Al Ahmad Al Sabah, punta a raccogliere fondi per almeno 8,4 miliardi di dollari, necessari solo per quest’anno a contenere le conseguenze della catastrofe umanitaria che dilania il Paese entrato nel quinto anno di guerra civile. 

Alla conferenza partecipano i rappresentanti di una settantina di Paesi, per lo più occidentali e del Golfo persico, e una quarantina di organizzazioni non governative.

L’appuntamento ha un rilievo mondiale assoluto. Quella in Siria è la maggiore crisi dalla fine della seconda guerra mondiale e non si intravedono ancora soluzioni diplomatiche o negoziali. Secondo i dati dell’Onu, oltre dodici milioni di persone, più della metà della popolazione siriana, sono profughi, otto milioni sfollati all’interno del territorio e circa quattro rifugiati nei Paesi vicini. I morti in questi quattro anni di guerra civile sono stati 220.000, i feriti e i mutilati un numero incalcolabile. Quasi dieci milioni di persone non hanno cibo sufficiente; oltre undici milioni non dispongono di acqua potabile e strutture sanitarie; solo il 40 per cento degli ospedali sono rimasti ancora in piedi; due milioni e mezzo di bambini non frequentano più la scuola.

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16 luglio 2019

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