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Ai miei fratelli presbiteri

· Nel 160° anniversario della morte del santo Curato d’Ars il Papa scrive ai sacerdoti di tutto il mondo ·

Condividendo il dolore per lo scandalo degli abusi, il Pontefice conforta e ringrazia quanti ogni giorno si consumano nel servizio al popolo di Dio

Lucas Cranach, «Gesù buon pastore»

«Dolore», «Gratitudine», «Coraggio» e «Lode»: sono le quattro parole che sostengono la lettera che Papa Francesco ha scritto domenica 4 agosto, memoria liturgica di san Giovanni Maria Vianney, ai sacerdoti di tutto il mondo nel 160° anniversario della morte del santo Curato d’Ars. Con affetto e sollecitudine il Pontefice esprime incoraggiamento e vicinanza ai «fratelli presbiteri» che ogni giorno, «senza fare rumore», si consumano nel «servizio a Dio e al suo popolo». Il «dolore» è quello condiviso per lo scandalo degli abusi che pesa su tutta la Chiesa, ed è accompagnato dalla «gratitudine» per i tanti preti che, invece, «fedeli agli impegni assunti», testimoniano con «generosità, solidarietà e fiducia» la misericordia del Signore. Nel farsi compagno di cammino dei sacerdoti, Francesco infonde loro «coraggio» e li invita, sull’esempio e con l’aiuto di Maria, alla «lode» al Signore che mai abbandona i suoi figli. «Lasciamo — conclude — che sia la gratitudine a suscitare la lode e ci incoraggi ancora una volta alla missione di ungere i nostri fratelli nella speranza. Ad essere uomini che testimoniano con la loro vita la compassione e la misericordia che solo Gesù può donarci».

Lettera del Papa

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20 settembre 2019

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