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Agricoltura responsabile
e sostenibile

· Le sfide della Fao ·

Roma, 15. Nel 2050 la produzione agricola globale dovrà aumentare del sessanta per cento rispetto ai livelli attuali per sfamare una popolazione mondiale, che cresce senza sosta. E questo a fronte di un fenomeno come quello del riscaldamento globale che mina gravemente la produttività dei terreni.

Sono questi alcuni dei principali dati resi noti ieri dalla Fao, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’agricoltura e l’alimentazione, in occasione della giornata mondiale dell’alimentazione, che si celebra domani 16 ottobre. L’organizzazione ha diffuso una serie di analisi e di statistiche sul settore agricolo nel mondo, sul suo funzionamento (o malfunzionamento) e sul suo impatto sull’ecosistema.

Se dunque occorre aumentare la produzione per sfamare sempre più persone nel mondo, un altro obiettivo essenziale è quello della riduzione degli sprechi. Il cibo buttato è un terzo del totale prodotto e vale 2600 miliardi di dollari all’anno. Questo spreco genera ben l’otto per cento delle emissioni totali di gas serra. Quasi quanto genera il settore dei trasporti su strada. «Se lo spreco alimentare fosse un paese — scrive la Fao in un documento — sarebbe il terzo più grande emettitore al mondo». L’agricoltura contribuisce tra il 20 e il 25 per cento alle emissioni di gas serra (anidride carbonica e metano). Ma due terzi dei gas “climalteranti” agricoli vengono dalla zootecnia (l’addomesticamento e l’allevamento degli animali). La deforestazione provocata da una agricoltura intensiva e non sostenibile incide per un 10-11 per cento sulle emissioni.

Il cambiamento climatico diventa a sua volta un ostacolo sempre più grande per garantire la produttività dei terreni. «Già si riscontra un declino della produttività della coltura, ma per il 2050 un calo dal 10 al 25 per cento potrebbe diventare un fenomeno diffuso». Per la stessa data, «la pesca delle principali specie si ridurrà fino del 40 per cento nelle zone tropicali, dove i mezzi di sussistenza dipendono fortemente dal settore ittico». Nel mondo — dice un rapporto dell’Unicef — cinque bambini su sei sotto i due anni di età non ricevono sufficiente cibo adeguato, privandoli così dell’energia e dei nutrienti di cui hanno bisogno nel momento più critico per il loro sviluppo fisico e cognitivo.

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