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Aggrappati alla fede

· Il Papa incita i cristiani in Medio oriente a essere forti e invita a pregare per il viaggio in Turchia ·

«Siate forti e aggrappatevi alla Chiesa e alla vostra fede. Trasformate con la vostra speranza e curate con il vostro perdono, con l’amore e la pazienza della vostra testimonianza». Papa Francesco è tornato a incoraggiare i cristiani dell’Iraq e del Medio oriente. All’udienza generale di mercoledì 26 novembre, salutando i pellegrini di lingua araba presenti in piazza San Pietro, ha ricordato «la violenza, la sofferenza» vissute dalle popolazioni della regione, invocando per loro protezione e sostegno. Tra quanti ascoltavano le sue parole due testimoni diretti della drammatica realtà dei cristiani iracheni: l’arcivescovo caldeo di Mossul, Amel Shamon Nona, e l’arcivescovo siro ortodosso della stessa città, Nikodemos.

E alla richiesta di pregare per le vittime della violenza il Pontefice unito quella per la causa ecumenica, ricordando il suo imminente viaggio in Turchia. «Questa visita di Pietro al fratello Andrea — ha detto — porti frutti di pace, sincero dialogo tra le religioni e concordia nella nazione turca».

In precedenza Francesco aveva concluso il ciclo di riflessioni dedicate alla Chiesa. Partendo dal presupposto che essa «non è una realtà statica, ferma, fine a se stessa, ma è continuamente in cammino nella storia, verso la meta ultima e meravigliosa che è il Regno dei cieli», ha rilanciato le domande che l’uomo si pone guardando verso questo orizzonte: «Come sarà — si è chiesto — la nuova dimensione nella quale la Chiesa entrerà? Che cosa sarà allora dell’umanità? E del creato che ci circonda?». Si tratta, ha spiegato di interrogativi che non sono nuovi, li avevano già posti «i discepoli a Gesù». E anche le risposte si trovano nella Bibbia, quando parla della Gerusalemme nuova, del Paradiso. «Più che di un luogo — ha detto in propostio — si tratta di uno “stato” dell’anima in cui le nostre attese più profonde saranno compiute». E in tale prospettiva, ha esortato a «percepire come ci sia una continuità e una comunione di fondo tra la Chiesa celeste e quella ancora in cammino sulla terra». Perché, ha concluso, «nella prospettiva cristiana la distinzione non è più tra chi è già morto e chi non lo è ancora, ma tra chi è in Cristo e chi non lo è».

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