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Agenda comune
per la Siria

· Nel fine settimana il vertice tra Obama e Putin al g20 in Cina ·

Il ruolo dei curdi, la drammatica situazione umanitaria ad Aleppo, la cooperazione contro il terrorismo, il futuro politico di un Paese distrutto da cinque anni di guerra civile. 

Obama e Putin in una foto  di archivio risalente a un  incontro all’Onu nel 2015 (Afp)

Sono questi alcuni dei temi che saranno sul tavolo del colloquio tra il presidente russo, Vladimir Putin, e il presidente statunitense, Barack Obama, in programma per questo fine settimana al vertice del g20 che si apre domani nella città cinese di Chengdu. Un colloquio di straordinaria importanza — sottolineano i media — in relazione non solo alla ripresa dei negoziati intersiriani a Ginevra, che secondo l’Onu sarebbero dovuti già ripartire; ma anche alla possibile apertura di nuovi corridoi umanitari nelle zone più critiche di Aleppo, dove oltre due milioni di civili sono intrappolati nei combattimenti tra governativi e ribelli, e mancano di tutto, dai generi alimentari all’acqua potabile e alla corrente elettrica. C’è poi il dossier turco. Ieri Ankara ha fatto sapere che «non accetta» la tregua con la milizia curda dell’Ypg, nel nord della Siria, dopo che diversi media internazionali, citando un portavoce del Centcom (il Comando centrale delle forze armate statunitensi), avevano annunciato «un accordo informale» tra turchi e curdi per cessare le ostilità. Il portavoce della presidenza turca, Ibrahim Kalin, ha smentito la possibilità di un accordo, sottolineando che le operazioni in Siria continueranno. Ankara ha poi convocato l’ambasciatore americano in Turchia John Bass per manifestargli «fastidio» per le «inaccettabili dichiarazioni» giunte da Washington, ritenute «non in linea con l’alleanza tra i due Paesi». Convocazione, questa, scattata in seguito alle parole del portavoce della Casa Bianca, Ashton Carter, che aveva invitato la Turchia a «non attaccare i curdi siriani», esprimendo il dissenso della Casa Bianca riguardo le operazioni turche in territorio siriano.

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23 luglio 2019

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