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Afghanistan la guerra svelata

· Il Pentagono apre un'inchiesta dopo la fuga di notizie ·

È destinata a creare non poco scompiglio la fuga di notizie, innescata dal sito WikiLeaks, che ha portato «The New York Times» a pubblicare, in merito alla guerra in Afghanistan, oltre novantamila rapporti segreti del Pentagono da cui emergerebbero prove dei legami tra i servizi segreti pakistani e i talebani, che collaborano a danno delle truppe statunitensi e Nato. Il Pentagono, circa la fuga di notizie, ha aperto un'inchiesta. Il portavoce Geoff Morrell ha dichiarato: «La priorità è capire se c'è qualcosa che potrebbe mettere in pericolo le nostre forze. Poi vogliamo capire chi ha fatto questo e assicurarci che non vi siano altre persone in possesso dei documenti».

Tra le carte emerge tra l'altro che «il Pakistan, alleato degli Stati Uniti ha permesso a funzionari dei suoi servizi segreti di incontrare direttamente i capi talebani in riunioni segrete per organizzare reti di gruppi militanti al fine di combattere contro i soldati americani». «The New York Times» ha detto di aver deciso di pubblicare il contenuto di questi documenti segreti perché la pubblicazione «era significativamente di pubblico interesse».

Il Pakistan, dal canto suo, ha definito «equivoci» e «privi di fondamento» i documenti in questione. In dichiarazioni riferite dai media a Islamabad, il portavoce del ministero degli Esteri pakistano, Abdul Basit, ha detto che le informazioni rese disponibili dal sito WikiLeaks «sono equivoche, tirate per i capelli e non hanno nulla a che fare con la realtà». Quindi ha aggiunto: «Tutto questo non implica altro che una carenza di comprensione totale della complessità di questi problemi. Il ruolo costruttivo e positivo del Pakistan in Afghanistan non può essere adombrato da simili rapporti orientati e senza fondamento».

I documenti segreti sulla guerra in Afghanistan confermano la gravità della situazione: ne è convinto il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, che ha ordinato un accurato esame dei contenuti cui è stato tolto il velo della segretezza. «Per quanto mi riguarda — ha detto il capo della diplomazia tedesca — trovo confermato il mio atteggiamento, poiché non ho mai minimizzato la situazione in Afghanistan, ma ho sempre affermato che lo scenario è estremamente serio. Adesso bisogna analizzate tutto molto attentamente, per verificare se ci si trova di fronte a nuovi elementi». Dal canto suo il portavoce del ministero della Difesa di Berlino, Christian Dienst, ha definito le rivelazioni «una procedura estremamente discutibile».

Non vi sono prove di civili uccisi o feriti nel raid nel sud dell'Afghanistan, così come denunciato dal presidente Karzai: sono le conclusioni dell'inchiesta Nato, secondo cui la notizia di 52 civili vittime di un razzo nel villaggio di Rigi è «completamente infondata». Il capo di Stato afghano aveva accusato le truppe dell'Isaf di aver sparato un razzo che avrebbe provocato, appunto, una strage di civili. Secondo Karzai il colpo ha centrato in pieno una casa in un villaggio nel distretto di Sangin, nella turbolenta provincia meridionale di Helmand.

Non è certo la prima volta che le autorità di Kabul ordinano un'inchiesta per fare luce su operazioni militari della coalizione internazionale che mettono a rischio l'incolumità dei civili. È successo, in talune occasioni, che le forze Isaf abbiano ammesso responsabilità: in questo caso l'accusa di aver nuociuto ai civili è stata rimandata al mittente.

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