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Afghanistan e Pakistan rafforzano il dialogo

· Mentre al confine i talebani compiono un sanguinoso attacco ·

Afghanistan e Pakistan terranno una jirga di pace nei prossimi mesi con rappresentanti della società di entrambi i Paesi. La decisione è stata presa ieri a Islamabad durante la visita di una delegazione dell’Alto consiglio per la pace in Afghanistan (Ahpc), un organismo costituito l’anno scorso dal presidente Hamid Karzai per avviare un dialogo con i talebani.

Secondo quanto riferisce l’agenzia App, citando il sottosegretario agli Esteri, Malik Amad Khan, il Governo di Islamabad ha assicurato il suo supporto al processo di riappacificazione aggiungendo che «c’è una completa armonia di vedute tra i due Paesi». Non sono stati indicati altri dettagli su data e luogo della convocazione dell’assemblea. La delegazione, composta da 15 esponenti e guidata dall’ex presidente afghano, Burhanuddin Rabbani, è arrivata martedì scorso e ha in agenda una fitta serie di incontri con la dirigenza pakistana e altri gruppi politici fino a sabato quando ripartirà per Kabul. Parte degli appuntamenti sono però slittati a causa dell’uccisione del governatore del Punjab, Salman Taseer, che ha destato nuove preoccupazioni nel Paese per la crescente influenza delle frange fondamentaliste islamiche. L'attentato è stato rivendicato da una fazione di talebani.

Intanto, il capo di una forza di reazione rapida afghana antiterrorismo è rimasto vittima oggi a Spin Wardak, provincia meridionale di Kandahar, nell’attacco di un attentatore suicida che si è fatto esplodere nei bagni pubblici di un bazar, causando la morte di almeno 17 persone e il ferimento di altre 23. Lo hanno reso noto fonti ufficiali locali. Da parte sua il comandante del 3° settore di polizia, generale Afsar Khan Khgyani, ha indicato che l’attentatore suicida è riuscito a uccidere Ramazan Akaa, capo di una forza di élite di teste di cuoio regionali. L’uomo è penetrato nei bagni pubblici del bazaar di Wesh, a Spin Buldak, al confine con il Pakistan, dove ha attivato la carica che portava indosso.

Nel frattempo, si registra un nuovo attacco di uno o più droni americani nelle aree tribali semiautonome del Pakistan nordoccidentale: gli aerei telecomandati hanno lanciato almeno quattro missili aria-terra contro un veicolo in transito, uccidendo come minimo cinque dei miliziani che si trovavano a bordo e ferendone altri tre; colpita anche una casa. Teatro del raid il villaggio di Ghar Laley, situato a circa 35 chilometri a ovest di Miranshah, capoluogo del Waziristan del Nord, l’area tribale più spesso presa di mira.

E mentre sei soldati della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf a guida Nato) sono stati uccisi negli ultimi due giorni in Afghanistan, un comunicato della coalizione internazionale ha confermato che un comandante talebano, il mullah Janat Gul, figura cruciale per il rifornimento di armi e l'arruolamento di nuovi miliziani, è stato ucciso nella provincia settentrionale di Kunduz in un'operazione condotta dalla stessa Isaf.

Intanto, il Pentagono ha deciso di mandare altri 1.400 uomini in Afghanistan. Nonostante il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, abbia confermato la nuova strategia che prevede il ritiro delle prime truppe a partire dal prossimo mese di luglio, il segretario alla Difesa, Robert Gates, ha approvato ieri l’invio di nuove truppe. Saranno operative nel sud dell’Afghanistan dalla seconda metà di gennaio, pronte per la nuova ondata di combattimenti attesi per la primavera. Anche l'Olanda è pronta a inviare 50 istruttori e un contingente di appoggio di 300 uomini. Le due decisioni sono state criticate dagli insorti talebani.

La situazione, in particolare nel sud del Paese, secondo i comandi militari statunitensi continua a essere preoccupante, e per questo il Pentagono si è deciso per l’invio supplementare. Il portavoce del ministero della Difesa americano, Geoff Morrell, ha precisato che l’invio di altri 1.400 marine è stato deciso «per rafforzare l’offensiva nel sud dell’Afghanistan, al fine di consolidare i progressi già ottenuti e aumentare la pressione sul nemico durante la campagna d’inverno». Il presidente Obama è consapevole degli effetti che la guerra in Afghanistan — dove sono già impiegati 97.000 uomini — avrà sulla campagna elettorale del 2012, e vuole essere certo che per la prossima estate ci siano le condizioni per cominciare a ritirare i primi contingenti per arrivare ad affidare la sicurezza del Paese alle autorità afghane nel 2014.

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