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Affermazioni infondate e informazioni false sullo Ior e sull’Aif

· Due dichiarazioni della Sala Stampa della Santa Sede ·

Nella tarda serata di mercoledì 8 febbraio la Sala Stampa della Santa Sede ha rilasciato la seguente dichiarazione.

L’articolo di Angela Camuso pubblicato su «l’Unità» in data odierna, a pagina 23, intitolato: «Riciclaggio, quattro preti indagati. I silenzi del Vaticano sui controlli», rappresenta, purtroppo, una notevole mancanza di serietà di indagine da parte dell’autrice.

Anzitutto vanno fatte due osservazioni introduttive.

1. Il titolo parla dei silenzi del Vaticano. Come si chiarirà più avanti, ciò è del tutto infondato: la Santa Sede e le autorità del Vaticano hanno doverosamente cooperato con la magistratura e le altre autorità italiane.

2. Le accuse avanzate nell’articolo riprendono critiche ormai superate. Una ricerca in internet, anche rapida, degli scritti dell’autrice dell’articolo dimostra che il suo pezzo odierno in nessun modo fa “notizia”. Si tratta, infatti, di accuse “riciclate” e che la giornalista, in passato, ha già pubblicato più volte. Rievocarle nuovamente non serve a renderle vere. Ci si chiede se l’articolo non costituisca una sorta di pubblicità per una trasmissione televisiva serale.

Per quanto concerne il contenuto dell’articolo si precisa quanto segue.

L’articolo presuppone che vi siano quattro sacerdoti — Emilio Messina, Salvatore Palumbo, Orazio Bonaccorsi ed Evaldo Biasini — che hanno utilizzato l’Istituto per le Opere di Religione (Ior) per riciclare del denaro. L’accusa principale è che lo Ior è stato coinvolto in un’attività illegale e non ha dato assistenza alle autorità italiane che perseguivano queste persone.

Ciò non è corretto.

Anzitutto, l’articolo non riferisce che, a partire dagli anni 2006-2007, lo Ior si è impegnato con determinazione nell’analisi dei conti e nella verifica dei suoi clienti per accertare e riferire l’eventuale esistenza di transazioni sospette. Questo impegno dello Ior (che la stampa, curiosamente, sembra ignorare), inteso ad individuare transazioni sospette, anticipa di alcuni anni la stessa adozione della Legge n. cXXVII contro il riciclaggio, del 30 dicembre 2010, da parte dello Stato della Città del Vaticano.

Inoltre, come è noto alle autorità italiane, e come risulta dalla documentazione accessibile agli ufficiali sia della Santa Sede, sia della Repubblica Italiana, lo Ior ha cooperato ripetutamente con le autorità italiane ad ogni livello. Ciò è avvenuto, su richiesta, in ambito giudiziario fra Autorità specificamente competenti ed amministrativo da parte dello Ior con le sue controparti italiane. Vale la pena di sottolineare che lo Ior ha fornito informazioni, anche al di fuori dei canali formali, nel periodo precedente la costituzione dell’Autorità vaticana di Informazione Finanziaria (Aif). La cooperazione del direttore generale dello Ior, dottor Paolo Cipriani, è stata definita «tempestiva ed esaustiva» in documenti di funzionari italiani. Infatti, in uno dei casi, è stata proprio l’azione rapida del dottor Cipriani a permettere la messa sotto accusa di una delle persone indicate.

Dopo aver consultato l’Aif, si può anche precisare quanto segue:

1. Non è vero che lo Ior non abbia fornito informazioni all’Aif sulle materie in questione.

2. Non è vero che l’Aif non abbia inoltrato queste informazioni alla Unità di Informazione Finanziaria italiana (Uif).

3. Quanto a una delle persone menzionate nell’articolo, monsignor Messina, le autorità italiane non hanno mai avanzato una richiesta all’Aif. Perciò sarebbe stato evidentemente impossibile per l’Aif “rispondere” alla sua controparte italiana.

Tutti questi punti, relativi alle comunicazioni fra l’Aif e la controparte italiana, risultano nei documenti conservati dall’Aif con specifici numeri di protocollo.

L’articolo, inoltre, non riferisce che una delle persone in esso menzionate — il reverendo Bonaccorsi — il 6 giugno 2011 è stata dichiarata innocente, con sentenza confermata in appello.

L’effetto, purtroppo diffamatorio, dell’articolo risulta dall’utilizzo del termine «incriminato», in relazione al presidente dello Ior, professor Ettore Gotti Tedeschi, e al direttore generale, dottor Paolo Cipriani. Né l’uno né l’altro sono mai stati incriminati, ma piuttosto indagati.

Nel primo pomeriggio di giovedì 9 febbraio la Sala Stampa della Santa Sede ha diffuso una ulteriore dichiarazione.

Nella trasmissione «Gli intoccabili» de La 7 di ieri, mercoledì 8 febbraio, sono state fatte affermazioni infondate e diffuse informazioni false sull’Istituto per le Opere di Religione (Ior) e l’Autorità di Informazione Finanziaria (Aif).

Al riguardo, facendo seguito a quanto già specificato nella dichiarazione della Sala Stampa della Santa Sede di ieri, 8 febbraio, si precisa quanto segue:

1. L’affermazione che lo Ior è una banca non corrisponde a verità; lo Ior è una fondazione di diritto sia civile che canonico regolata da un proprio statuto; non mantiene riserve e non concede prestiti come una banca. Tanto meno è una «banca off-shore». Di fatto, nella citata trasmissione viene usato tale termine non per illustrare il vero carattere e la funzione dello Ior, ma per creare un’impressione di illegalità. Lo Ior si trova all’interno di una giurisdizione sovrana e opera in un quadro normativo e regolamentare, che comprende anche la legge antiriciclaggio vaticana. Quest’ultima, la Legge CXXVII, è stata adottata proprio per essere in linea con gli standard internazionali.

2. L’insinuazione che le normative vaticane non consentirebbero le indagini o i procedimenti penali relativi a periodi precedenti all’entrata in vigore della Legge CXXVII (1° aprile 2011), non corrisponde a verità.

La discussione durante il menzionato programma si riferiva alle parole riportate in un «memo esclusivo». Tale documento è senza alcun valore ufficiale e rappresenta unicamente le valutazioni di chi l’ha scritto. Per di più, ivi non si afferma l’impossibilità di indagini o procedimenti penali per periodi precedenti al 1° aprile 2011; non emerge la resistenza dello Ior a collaborare in caso di indagini o di procedimenti penali su fatti precedenti al 1° aprile 2011. Per quanto riguarda la cooperazione tra lo Ior e l’Aif, lo Ior ha cooperato nel fornire informazioni su transazioni avvenute anche prima di tale data.

Le affermazioni fatte durante la trasmissione non corrispondono quindi a verità: secondo la normativa vaticana in materia di antiriciclaggio l’autorità giudiziaria vaticana ha il potere di indagare anche transazioni sospette avvenute in periodi precedenti al 1° aprile 2011, e ciò anche nel quadro della cooperazione internazionale con i giudici di altri Stati, inclusa l’Italia.

3. I rapporti dello Ior con banche non italiane sono sempre stati attivi e, a differenza di quanto è stato affermato, è stata ridotta solo limitatamente l’attività con le banche italiane.

Lo Ior, così come fanno anche gli enti finanziari italiani, si avvale dei servizi di banche estere (italiane e non) quando essi sono più efficienti e a minor costo. Tutti i movimenti in contanti, poi, sono certificati con documenti doganali. Come prassi, tutti i movimenti di denaro sono regolarmente tracciati ed archiviati.

4. Per quanto riguarda la norma che regola il movimento di denaro contante, è importante precisare che lo Ior controlla e controllava anche i movimenti frazionati (cosiddette step transactions ) per un totale di euro 15.000 nei dieci giorni consecutivi. Per di più, l’articolo 28, comma 1, lettera b), del nuovo testo della Legge cXXVII, modificato per Decreto del Presidente del Governatorato il 26 gennaio 2012, stabilisce che i soggetti sottoposti agli obblighi della medesima Legge (tra i quali lo Ior) devono eseguire «gli obblighi di adeguata verifica: (...) quando eseguono transazioni occasionali il cui importo sia pari o superiore ad euro 15.000, indipendentemente dal fatto che siano effettuate con una transazione unica o con più transazioni collegate».

5. L’affermazione del magistrato Luca Tescaroli secondo la quale il Vaticano non avrebbe dato risposta alle rogatorie riguardanti il caso Banco Ambrosiano - Calvi non corrisponde a verità. In merito si precisa che la rogatoria del 2002 non risulta pervenuta in Vaticano. Anche all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, dopo una prima ricerca effettuata negli archivi, la richiesta di rogatoria internazionale presentata dal Tribunale di Roma nel 2002 non risulta mai pervenuta. Alle altre due è stato fornito regolare riscontro, indirizzato all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede. Come affermato nella dichiarazione di ieri, la Santa Sede e le autorità del Vaticano hanno doverosamente cooperato con la magistratura e le altre autorità italiane e ciò risulta dalla documentazione accessibile agli ufficiali sia della Santa Sede sia della Repubblica italiana.

I fatti sopra descritti dimostrano che la presentazione compiuta nella menzionata trasmissione risulta parziale e non contribuisce ad avere un quadro obiettivo della realtà descritta.

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