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Affascinato dalla semplicità

· La biografia di Albino Luciani in un libro di Marco Roncalli ·

Una ricerca vasta e puntuale sulla Chiesa italiana di metà Novecento

Umiltà e strenuo senso dei doveri che la sua posizione gli imponeva: la non sempre facile dialettica fra questi due momenti rimane una delle cifre della vita di Albino Luciani, quale viene ora minutamente ripercorsa da Marco Roncalli in una ricerca vastissima ( Giovanni Paolo I.  Albino Luciani , Cinisello Balsamo, San Paolo, 2012, pagine 734, euro 34), che non solo ne ricostruisce la biografia, ma svolge un’indagine puntuale sulla Chiesa italiana di metà Novecento, sulla sua esperienza del concilio Vaticano II, sui difficilissimi (per la Chiesa e per l’Italia) anni Settanta. Il volume può dividersi in quattro parti che corrispondono, grosso modo, alle tappe del ministero di Luciani. La prima, dalla nascita (1912) al 1958, si svolge tutta all’interno della diocesi di Belluno e Feltre, nel cui clero diventa sacerdote il 7 luglio 1935. Alla fine del 1958, Giovanni XXIII lo nomina vescovo di Vittorio Veneto, dove rimarrà fino a fine 1969: gli anni esaltanti del concilio, del viaggio missionario in Africa, ma anche dell’alluvione del 1966, che colpirà la sua gente, e dell’inizio della contestazione ecclesiale. Nominato patriarca di Venezia, prende possesso della nuova diocesi l’8 febbraio 1970: otto anni per molti versi difficili e dolorosi, che lo portano al breve conclave dell’agosto 1978 e all’elezione a Pontefice. Infine pagine molto intense e storicamente ineccepibili sono dedicate al brevissimo pontificato di Giovanni Paolo I e alla sua morte improvvisa e solitaria.

Il centro ideale del volume di Roncalli è certamente il concilio Vaticano II e l’esperienza che ne fece il vescovo Luciani. Pur non prendendo mai la parola in aula, visse intensamente tutta la vicenda conciliare: l’incontro con vescovi di ogni parte del mondo, di lingue e culture molteplici, e il confronto con culture teologiche ed ecclesiologiche diverse produsse una grandiosa efficacia sulla sua personalità. «Io sono un convertito del concilio», era solito ripetere ai più diretti collaboratori.

Roncalli si pone ripetutamente una domanda: dopo gli entusiasmi del concilio, Luciani conosce negli anni del post concilio (diciamo dal 1969), un’involuzione? Diventa (come si disse) un «duro conservatore»? E a ragione conclude che non è Luciani che muta, ma il contesto.

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25 agosto 2019

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