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Adulti distratti
davanti al dolore dei piccoli

· Leggendo «Un paesaggio di ceneri» di Élisabeth Gille ·

«“Léa” disse Jacqueline con più dolcezza possibile, “ti dobbiamo delle scuse”. Lo sguardo pieno di astio vacillò per la sorpresa»: è forte e toccante questa scena, forse la più significativa del romanzo di Élisabeth Gille, Un paesaggio di ceneri (Venezia, Marsilio, 2014, pagine 171, euro 16,5), che vede i coniugi Gaillac rivolgersi alla ragazzina ebrea che hanno accolto in casa anni prima a guerra finita.

"Perché questo romanzo – scrive Giulia Galeotti – è il romanzo della responsabilità degli adulti verso i bambini che soffrono. Pensiamo ai piccoli che hanno vissuto le tante guerre che ancora dilaniano il mondo; alle vittime di violenze e soprusi, ai minori abusati tra l’indifferenza generale; ma pensiamo anche ai figli dei femminicidi, orfani due volte perché privati violentemente delle madri dalla mano dei loro padri. Ebbene, come ci comportiamo noi adulti quando ci avviciniamo a questi bambini? Siamo davvero in grado di aiutarli nel loro profondo dolore? Quando Jacqueline Gaillac chiede scusa a Léa — la ragazzina così difficile, così dura, così anaffettiva, così poco riconoscente che lei, donna di sinistra della Resistenza francese, ha accolto in casa come una figlia — Jacqueline si pente di aver fatto finta di non vedere".

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14 novembre 2019

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