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Adesso o mai più

· Complessità e nodi della sfida climatica ·

Sarà efficace l’accordo sul clima raggiunto circa un anno fa alla conferenza di Parigi? La domanda è legittima e scottante. Se, come stabilito dai Paesi firmatari, l’intesa della Cop21 entrerà in vigore tra cinque anni, il rischio è che lo scenario nel quale andrà poi ad applicarsi sia radicalmente diverso da quello su cui è stata modellata. Come testimonia il rapporto del National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa, l’agenzia statunitense che studia lo stato dell’atmosfera e degli oceani), forse la ricerca più vasta e accurata oggi disponibile sul tema, le emissioni nocive prodotte dall’azione umana stanno aumentando a ritmo vertiginoso di anno in anno. 

Fenomeni incontrollabili sono all’ordine del giorno: scioglimento dei ghiacci, innalzamento dei livelli degli oceani, incendi di proporzioni inimmaginabili, alluvioni. Sembra un film già visto, ma è la realtà.
Redatto da oltre 450 scienziati di 62 Paesi diversi, il documento del Noaa, presentato lo scorso 2 agosto, traccia un bilancio impietoso: la situazione di salute del pianeta è drammatica, basti pensare al fatto che il 2015 è stato l'anno più caldo dall’inizio delle rilevazioni mondiali nel 1861. L’aumento della temperatura ha superato il livello di 0,1 centigradi. Il trend appare irreversibile: siamo destinati ad andare verso nuovi scenari climatici, caratterizzati soprattutto da temperature molto elevate. Nel 2015 ci sono state siccità particolarmente dure e lunghe, che hanno colpito una superficie del globo molto più vasta, quasi il doppio, rispetto all’anno precedente: il 14 per cento del pianeta contro l’otto del 2014. Stessa tendenza per le stagioni delle piogge, la cui durata e intensità è aumentata, provocando non solo inondazioni, ma anche smottamenti di terreni in zone prima considerate sicure. A ciò si aggiunge il fenomeno El Niño, che è direttamente legato al riscaldamento delle acque del Pacifico. Nel 2015 El Niño ha colpito duramente tanti Paesi, con un netto aumento dei cicloni tropicali. I dati a livello locale raccontano una storia molto simile. L’Argentina ha conosciuto dal 2012 a oggi i quattro anni più caldi dal 1961, quando iniziarono i rilevamenti. Il Cile ha registrato un aumento record della siccità: nel giugno 2015 non si sono mai avute piogge per la prima volta dal 1955. Per gli Stati Uniti è stato invece il secondo anno più caldo e il terzo più umido di sempre. Termometri bollenti anche in Europa, dove il 2015 è stato il secondo anno più caldo di sempre dopo il 2014. Ma le aree più a rischio si trovano in Africa e in Asia. Qui davvero l’innalzamento delle temperature ha conseguenze allarmanti, che spesso i Governi locali non sono in grado di fronteggiare.

Che fare di fronte a una situazione tanto complessa e in continuo cambiamento? Soluzioni immediate non ce ne sono e un accordo sulla carta non chiude certo la partita, per di più uno non vincolante, come quello di Parigi: il testo infatti non prevede sanzioni nel caso in cui gli obiettivi non siano raggiunti. Il punto è che — come sottolineano in molti — quella climatica non è una questione isolata e non può essere risolta in maniera isolata, come se fosse qualcosa di slegato rispetto alle altre grandi crisi che segnano il nostro tempo, anzitutto l’emergenza dell’immigrazione. Accertata la centralità della componente umana nel cambiamento climatico, occorre pensare un nuovo approccio globale allo sviluppo che sappia affrontare insieme il riscaldamento globale, la povertà, la disuguaglianza, l’assetto stesso della società. È una sfida difficilissima, di portata storica, ma che deve essere affrontata. Adesso, o mai più.

di Luca M. Possati

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19 marzo 2019

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