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Adesione della Santa Sede
alla Convenzione dell’Onu
contro la corruzione

Il 19 settembre 2016, presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a New York, sua eminenza il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato di Sua Santità, ha depositato formalmente lo strumento di adesione della Santa Sede alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione , adottata dall’assemblea generale dell’Onu il 31 ottobre 2003. Nell’esprimere il proprio consenso a essere obbligata da questo trattato, anche a nome e per conto dello Stato della Città del Vaticano, la Santa Sede ha formulato due riserve e tre dichiarazioni interpretative, che fanno parte integrale dello strumento di adesione.

Pertanto, a norma dell’articolo 68, paragrafo 2, della medesima Convenzione, che prevede l’adozione di misure effettive per prevenire e contrastare i reati commessi nell’ambito della funzione pubblica, essa entrerà in vigore per la Santa Sede e per lo Stato della Città del Vaticano il 19 ottobre prossimo.


Strumento globale per combattere
una piaga della società


di Paul Richard Gallagher

Nella bolla Misericordiae vultus, dell’11 aprile 2015, per l’indizione del giubileo straordinario della misericordia, Papa Francesco ha denunziato la corruzione come una piaga della società e ha chiamato a combatterla attivamente (cfr. Misericordiae vultus 19). Tale invito interpella non solo la società civile e i Governi degli Stati, ma anche la Chiesa e la Curia romana. Papa Francesco ha quindi stabilito che la Santa Sede e lo Stato della Città del Vaticano si adeguino ai più autorevoli parametri internazionali per prevenire la corruzione, sia nell’esercizio di funzioni pubbliche che in ambito economico.

Pertanto, la Santa Sede, anche a nome e per conto dello Stato della Città del Vaticano ha aderito, lo scorso 19 settembre, alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, conosciuta come Convenzione di Mérida , la quale è il principale strumento globale per prevenire e contrastare i reati commessi nell’ambito della funzione pubblica. Essa ha per oggetto la promozione e il rafforzamento delle misure per prevenire e combattere la corruzione, agevolando la cooperazione e l’assistenza tecnica internazionali e il recupero dei beni acquisiti illecitamente. In un senso più esteso, essa mira a promuovere l’integrità, la responsabilità e la buona fede nella gestione degli affari pubblici.

In particolare, gli Stati che hanno ratificato la Convenzione di Mérida sono tenuti a perseguire e punire la corruzione attiva e passiva dei pubblici ufficiali nazionali, la corruzione attiva dei pubblici ufficiali stranieri e la corruzione nel settore privato. Gli Stati parte devono inoltre dichiarare perseguibili per legge l’appropriazione indebita, l’abuso d’ufficio, il riciclaggio di denaro e la falsa testimonianza. Per di più, la Convenzione disciplina la responsabilità delle persone giuridiche, il sequestro di beni, la protezione dei testimoni e delle vittime ed il segreto bancario, e prevede un dettagliato impianto normativo per agevolare l’assistenza giudiziaria fra gli Stati parte attraverso: l’estradizione; le rogatorie; la restituzione di beni acquisiti illecitamente; l’assistenza tecnica; lo scambio di informazioni.

Si può rilevare che le principali disposizioni della Convenzione di Mérida sono già state attuate nell’ordinamento della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. In particolare, il motuproprio dell’11 luglio 2013, sulla giurisdizione degli organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano in materia penale, e la legge n. ix, della stessa data, recante modifiche al codice penale e al codice di procedura penale, hanno incorporato sostanzialmente nell’ordinamento della Santa Sede le disposizioni della Convenzione riguardanti: l’esercizio della giurisdizione penale; la definizione di “pubblico ufficiale” e dei reati di corruzione, appropriazione indebita e correlati; i meccanismi di confisca, sequestro e cooperazione giudiziaria internazionale. Il motuproprio del 30 dicembre del 2010, per la prevenzione e il contrasto delle attività illegali in campo finanziario e monetario, nonché la legge n. XVIII, dell’8 ottobre 2013, recante norme in materia di trasparenza, vigilanza ed informazione finanziaria, hanno attuato le disposizioni della Convenzione circa la prevenzione del riciclaggio e la creazione di un’unità di informazione finanziaria. Infine, lo Statuto dell’Ufficio del Revisore Generale, approvato il 22 febbraio 2015, ha affidato a tale ufficio il compito specifico di prevenire e investigare eventuali casi di corruzione e di proporre alle autorità competenti l’adozione di politiche appropriate per contrastare il reato. D’altra parte, sarà necessario che, nel futuro, gli uffici competenti della Curia romana e dello Stato della Città del Vaticano rivedano le proprie procedure amministrative alla luce dei parametri contenuti nella Convenzione, al fine di assicurarne la necessaria conformità.

Infine, ci si augura che l’adesione della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano alla Convenzione di Mérida possa contribuire agli sforzi della comunità internazionale per garantire la trasparenza e la buona gestione degli affari pubblici.

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