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Addio al gran segugio

· È morto il gesuita Ferdinando Castelli ·

Ricordo perfettamente la prima volta che ho sentito al telefono la voce di padre Castelli. Fu nel 1993, quando gli chiesi la recensione al mio primo libro appena pubblicato. Ero un po’ emozionato. Mi rispose non solo mettendomi a mio agio, ma prendendosi burla di me con simpatia.

Sin da allora e per vent’anni non ha mai smesso. Non ha mai smesso, anzi, di dare leggerezza e sorriso alla nostra vita di gesuiti di Civiltà Cattolica; come ha sempre garantito a tutti appoggio sincero, solido, gentile. Ciascuno di coloro che lo ha conosciuto potrebbe dire qualcosa di quest’uomo grande, che ci ha lasciati più poveri con la sua dipartita, ma anche con una grande eredità di affetti, di gentilezza e di saggezza.

Padre Ferdinando Castelli, morto venerdì 13 dicembre a Roma, era nato a San Pietro di Caridà il 24 marzo 1920. Era un uomo vero e un grande intellettuale, cioè un uomo che aveva una visione delle cose, e che con creatività la esprimeva. Lui ha dato forma alla «cristologia letteraria». Era un segugio. Fiutava Cristo dovunque. Era convinto che il Signore è all’opera nel mondo. E lui lo trovava, direi “professionalmente”, tra le pagine che la creatività ispira agli esseri umani. L’uomo per lui è un cercatore di Assoluto, l’abitante di un mistero che lo avvolge. Era sempre stupito come un bambino, incarnando la lezione di Péguy. Ma sempre fiducioso, non smarrito. Per lui il mistero è quello del fiore che si dischiude, non l’abisso vuoto o l’orlo di un precipizio. O meglio: era consapevole dell’ansia del mondo, ma era come se volesse scioglierla, come se volesse far sentire un abbraccio cordiale alla realtà.

di Antonio Spadaro

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22 luglio 2019

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