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Addio al carbone

· Obama si appresta ad annunciare un nuovo piano per la riduzione dei gas serra ·

A poco più di un anno dalle elezioni e a qualche mese dal vertice Onu di Parigi sul clima, Obama lancia una nuova offensiva per la protezione dell’ambiente. Il presidente degli Stati Uniti si appresta ad annunciare un vasto programma che punta a tagliare drasticamente le emissioni di gas serra da petrolio, carbone e gas naturale, promuovendo le energie che non contribuiscono al surriscaldamento del pianeta, dunque il solare, l’eolico e il nucleare. È il tentativo — dicono gli analisti — di ridisegnare complessivamente la politica ambientale statunitense a fronte della straordinaria crescita economica della Cina, dell’India e dell’America latina.

Tutto è partito da un messaggio video pubblicato sabato sull’account Facebook della Casa Bianca. Il piano sarà «il più grande e importante passo mai intrapreso per combattere i cambiamenti climatici» ha detto Obama nel messaggio video. La firma ufficiale ci sarà oggi, ma intanto alcune anticipazioni sono filtrate. Secondo quanto riferisce il «New York Times», il piano prevede in particolare un taglio delle emissioni del 32 per cento dai livelli del 2005 entro il 2030. In tal modo, il presidente intende far salire l’uso delle energie rinnovabili dal 22 al 28 per cento. Si tratta di misure che assieme alle altre previste nel piano potrebbe portare, secondo le valutazioni, alla chiusura di centinaia di centrali elettriche a carbone, e allo stesso tempo creare un’impennata della produzione di energia pulita, attraverso fonti rinnovabili come impianti eolici o solari. Il nucleare — dicono gli analisti — avrà ancora un ruolo, ma minore, dato che al momento negli Stati Uniti sono in costruzione solo cinque centrali. «Il clima — ha sottolineato Obama sempre nel video messaggio — sta cambiando in un modo che colpisce la nostra economia, la nostra sicurezza e la nostra salute. E questa non è un’opinione, ma un fatto».

Il piano assegna a ogni stato dell’Unione un obiettivo da raggiungere, ma lascia loro mano libera per decidere come. Allo stesso tempo preme sull’acceleratore, chiedendo agli Stati di presentare i loro piani preliminari entro il 2016 e quelli finali entro il 2018.

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19 agosto 2019

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