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Adattamento
o riforma

· ​Islam di Francia a confronto ·

Parigi, 8. Manca «una riflessione seria», in grado di aiutare i musulmani che vivono in Francia — quasi cinque milioni ma comunque minoranza religiosa nel Paese — a «praticare la loro fede pacificamente». Oggi «bisogna andare al di là», ossia «trovare una maniera nuova di pensare la nostra presenza qui, elaborare una scuola di giurisprudenza tipicamente europea e francese». Azzedine Gaci, imam a Villeurbanne, è stata una delle voci più critiche al seminario annuale dell’Unione delle organizzazioni islamiche di Francia (Uoif), svoltosi nei giorni scorsi a Parigi. Gaci, che dell’Uoif è il responsabile del dialogo interreligioso, ha sottolineato la necessità di una riforma nell’islam, per meglio adattarsi ai cambiamenti imposti dalla storia.

Sulla stessa lunghezza d’onda — come riferisce il quotidiano «La Croix» che all’argomento ha dedicato un servizio nell’edizione in rete del 6 febbraio — è il rettore della moschea di Bordeaux, Tareq Oubrou, teologo, il quale ha parlato di «situazione destrutturata e destrutturante» dei musulmani nel mondo, denunciando «l’ossessione della norma», i «prelievi decontestualizzati di frammenti del pensiero classico», ma anche l’assenza di riflessione sullo «statuto giuridico del non musulmano» suscettibile di «creare violenza» (in alcune nazioni governate dalla legge islamica la figura del dhimmi, ovvero del non musulmano, è ancora oggetto di controversie e discriminazioni).

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