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Ad Haiti è sempre emergenza per milioni di terremotati

· Una sedicenne estratta viva dopo quindici giorni sotto le macerie ·

L'emergenza ad Haiti è tutt'altro che superata e le condizioni della popolazione terremotata restano drammatiche, anche se non mancano notizie positive — prima tra tutte il salvataggio di una ragazza di 16 anni rimasta intrappolata per quindici giorni sotto le macerie di una casa crollata nella capitale Port-au-Prince — e la distribuzione degli aiuti è in fase di leggero miglioramento, sebbene il lavoro da fare in merito resti moltissimo. A complicare la situazione contribuiscono i saccheggiatori, che a volte è difficile distinguere da quanti tra le macerie cercano di recuperare oggetti personali o merci dalle proprie case e dai propri negozi distrutti, prima che i bulldozer entrino in azione.

Alle difficoltà di accedere agli aiuti internazionali le popolazioni sommano i pericoli di rimanere vittime di azioni criminali. Ieri l’Alto commissariato dell'Onu per i diritti umani ha lanciato l’allarme sulla minaccia rappresentata dai leader delle gang criminali evasi dalle carceri del Paese — nel complesso gli evasi sopravvissuti al crollo delle prigioni sarebbero oltre 6.000 —, dai trafficanti di uomini, dalle esecuzioni sommarie di presunti ladri. E l’Unicef ha denunciato che la situazione attuale ad Haiti favorisce i trafficanti di bambini. «La situazione attuale ad Haiti è un vantaggio per i trafficanti, che negoziano le adozioni illegali e per altri che vogliono approfittare della situazione per portare i bambini fuori dal Paese», ha dichiarato il vicedirettore dell'Unicef, Dermot Carty, sottolineando che sono già state avviate indagini sulla questione.

A rafforzare la determinazione dei soccorritori, come detto, c'è stato ieri il salvataggio di una ragazza estratta da una squadra di soccorso francese dalle macerie di una casa. La ragazza è ferita a una gamba ed è fortemente disidratata, ma i medici non giudicano in pericolo la sua vita.

Il Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha ribadito intanto che ad Haiti servono subito tende per i senzatetto, che secondo le stime sono circa un milione di persone. «Abbiamo disperatamente bisogno di tende e alloggi di emergenza», ha detto Ban Ki-moon, aggiungendo che l’Onu è riuscita a raccogliere due terzi del fondo di emergenza di 575 milioni di dollari per Haiti creato dopo il sisma.

Ban Ki-moon ha anche riferito che, in base agli ultimi dati disponibili, il terremoto del 12 gennaio ad Haiti ha provocato almeno 83 morti e 32 dispersi tra il personale delle Nazioni Unite, rivelandosi come la più grave tragedia che abbia mai colpito l'organizzazione. Come noto, il terremoto ha distrutto il quartier generale della Minustah, la missione dell'Onu ad Haiti. Tra le vittime ci sono il responsabile della Minustah, Hedi Annabi, e il suo vice, Luiz Carlos da Costa.

Drammatica resta anche la situazione dei feriti. Una nota diffusa ieri dall'organizzazione umanitaria Medici senza frontiere (Msf) sottolinea che dopo gli interventi effettuati d'urgenza e spesso in condizioni di assoluta precarietà nei giorni immediatamente seguenti al sisma, quando si rese necessario in moltissimi casi amputare arti, cresce ora il bisogno di interventi conservativi e cure postoperatorie a tutela dei pazienti. «Ciò significa — specifica la nota — operare persone con lesioni che possono infettarsi e che rischiano di compromettere tutto l’arto in pochi giorni e necessitano di un secondo intervento». Msf ha inoltre allestito un sistema di cliniche mobili per cercare le persone che hanno bisogno di cure urgenti e che non hanno ricevuto alcun tipo di soccorso.

Una specifica caratteristica haitiana della tragedia è rappresentata dal fatto che circa la metà di tutti i feriti siano bambini o adolescenti, secondo una stima fatta attraverso un software che studia le conseguenze delle catastrofi sulla popolazione infantile, sviluppato da ricercatori dell’ospedale pediatrico di Los Angeles e della University of Southern California. Il programma è destinato proprio a scoprire quanti bambini rimangono coinvolti in disastri come questo ad Haiti e anche a elaborare le migliori strategie di aiuto alla popolazione pediatrica, quindi a stimare quanti e quali medicinali servono alle piccole vittime di terremoti, uragani, alluvioni o frane.

Secondo i ricercatori californiani, ad Haiti i più colpiti sono proprio i bambini, considerando che i minori di quindici anni costituiscono il 35 per cento della popolazione. Non solo moltissimi sono rimasti orfani, ma su un totale stimato di duecentocinquantamila feriti si ritiene che almeno centodiecimila, cioè il 44 per cento, abbiano un'età compresa tra zero e diciotto anni, come ha spiegato Jeffrey Upperman, che ha contribuito a sviluppare il programma. Dividendo per classi di età bambini e ragazzi fino a 18 anni feriti dal terremoto, i ricercatori stimano 548 i feriti tra i neonati nel primo mese di vita e 6.027 in quelli tra un mese e un anno; 19.725 feriti tra i bambini di età fra uno e tre anni; 12.710 tra quelli fra 4 e 5 anni; 18.403 tra quelli fra 6 e 8 anni; 18.243 tra quelli fra 9 e 11 anni; 35.419 tra quelli fra 12 e 18 anni. Secondo le stime, fratture e traumi addominali, ma anche i disturbi d’ansia sono i problemi principali dei bambini haitiani.

Nel frattempo, si moltiplicano le iniziative per contribuire alla ricostruzione. Ieri il Fondo monetario internazionale ha annunciato che stanzierà 114 milioni di dollari in interventi d’emergenza per aiutare Haiti a risollevarsi dal devastante terremoto

Da parte sua, la Banca mondiale ha messo insieme un nuovo gruppo internazionale di esperti che gestirà un programma definito Global Earth Observation-Catastrophe Assessment Network (Geo-Can) per l’analisi dettagliata e la classificazione dei danni provocati dal terremoto ad Haiti. Il progetto, coordinato dalla Global Facility for Disaster Reduction and Recovery (Gfdrr), un’istituzione specializzata in seno alla Banca Mondiale, mira a elaborare i dati dei danni ai palazzi, alle strade e alle infrastrutture di Haiti e in particolare di Port-au-Prince, raccolti anche tramite immagine aeree ad alta risoluzione e a raggi ottici e infrarossi. Alla progetto Geo-Can, come specifica una nota della Banca mondiale, aderiscono enti governativi e non governativi, università e aziende private, e vi contribuiscono venti Paesi. «I dati vengono raccolti in questi giorni — ha spiegato un portavoce della Banca mondiale — e a partire da febbraio verranno analizzati e saranno essenziali per stabilire i bisogni più urgenti di ricostruzione ad Haiti». Le immagini infatti permettono una analisi estremamente dettagliata di case, edifici, macchine e persino di persone e della vegetazione locale.

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18 agosto 2019

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