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​Accuse di corruzione a Maduro

· ​L’ex procuratore generale sostiene di avere prove schiaccianti ·

 Dal Brasile, dove si è rifugiata per sfuggire alla persecuzione del governo di Caracas, l’ex procuratore generale del Venezuela, Luisa Ortega Díaz, ha annunciato di avere le «prove» che coinvolgerebbero il presidente Nicolás Maduro e altri dirigenti in casi di corruzione. In un intervento tenuto davanti a colleghi sudamericani e nel successivo incontro con la stampa, Ortega Díaz ha detto che nel suo paese «lo stato di diritto è morto», indicando fatti, e in qualche caso anche cifre, su presunte tangenti incassate a Caracas.

L’ex procuratore generale del Venezuela Ortega Díaz (Ansa)

Fin dal suo arrivo a Brasília, proveniente dalla Colombia dove è fuggita il 18 agosto, l’ex procuratore generale aveva messo in chiaro che avrebbe parlato sulla «corruzione e la mia situazione».

Nel sottolineare di essere pronta a consegnare le prove che ha in mano «a diversi paesi, come Stati Uniti, Colombia, Spagna, al fine di indagare», l’ex procuratore ha sostenuto che a Caracas «oggi è impossibile investigare sulla corruzione o sul narcotraffico». Ai cronisti che le chiedevano cosa farà dopo la rocambolesca fuga dal Venezuela, Ortega Díaz ha risposto di stare valutando in quale paese, forse in Colombia, ottenere l’asilo. «La mia casa di Caracas è stata saccheggiata, ho avuto minacce, il governo venezuelano sarà responsabile se mi accadesse qualcosa», ha concluso.

Il governo brasiliano ha offerto asilo politico all’ex procuratore. «Il suo è un caso evidente di persecuzione politica», ha commentato il ministro degli esteri Aloysio Nunes.

Luisa Ortega Díaz è stata alla guida della procura generale venezuelana per circa dieci anni e non ha mai denunciato nessun caso di corruzione, ha commentato da parte sua Tarek William Saab, il dirigente chavista che ha assunto ad interim il ruolo dell’ex procuratore. 

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