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Accordo nel Ghouta orientale

· ​Per lo sgombero dei civili ·

Segnali di distensione nel Ghouta orientale, sobborgo alle porte di Damasco assediato dalle forze siriane e nel quale si sta consumando una gravissima crisi umanitaria. Ieri è stato annunciato un accordo tra ribelli e governo siriano per l’evacuazione dei civili, dei miliziani e delle loro famiglie da una parte dell’area. L’intesa prevede il trasferimento di circa settemila persone in particolare dalle località di Zamalka, Arbin e Ain Tarma, tutte controllate da Faylaq Al Rahman, gruppo ribelle legato all’Esercito siriano libero, che ieri sera ha annunciato un cessate il fuoco.

I media ufficiali siriani, hanno riferito anche di almeno 22 pullman partiti da Harasta con a bordo 1420 persone, compresi 460 ribelli. L’Osservatorio siriano per i diritti umani riporta che negli ultimi otto giorni circa 120.000 persone hanno lasciato il Ghouta orientale dirette verso le zone controllate dal governo di Assad. L’accordo prevede inoltre che ai ribelli evacuati venga assicurato il trasporto verso Idlib, in zone in mano ad altri gruppi ribelli, ma solo dopo la consegna delle mappe dei tunnel utilizzati nel Ghouta. Un comunicato diffuso dal gruppo Faylaq Al Rahman precisa inoltre che verrà garantita l’uscita immediata dei feriti e dei malati, il miglioramento delle condizioni umanitarie nelle aree indicate e la sicurezza dei civili che decidono di rimanere nella regione. Il Ghouta orientale è ormai quasi interamente tornato in mano alle forze di Damasco e ai loro alleati, che l’assediano dal 2013. Intanto, si continua a combattere nella regione curda di Afrin, al confine con la Turchia. Ieri il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha detto che nelle operazioni militari lanciate da Ankara sono stati “neutralizzati” più di 3700 terroristi. Intervenendo ieri a un evento a Istanbul, Erdoğan ha spiegato di aver discusso dell’operazione in corso con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e con il suo omologo russo Vladimir Putin.

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25 marzo 2019

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