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Accordo tra Hamas e Al Fatah

Hamas e Al Fatah hanno raggiunto ieri un accordo per la formazione di un Governo unitario in vista delle prossime elezioni parlamentari e presidenziali nei Territori palestinesi. Il 5 maggio s’incontreranno a Gaza per firmare l'intesa il presidente dell'Autorità palestinese e capo di Al Fatah, Abu Mazen, e il leader politico di Hamas, Kaled Meshaal. A quattro anni dal conflitto tra le due fazioni che ha portato Hamas a ottenere il completo controllo della Striscia di Gaza e all'espulsione degli esponenti di Al Fatah, con la conseguente scissione amministrativa dei Territori, sembra dunque riaprirsi la strada verso la riconciliazione.

«Questa volta avevamo intenzioni molto serie, alimentate dagli sforzi dei nostri fratelli egiziani» ha dichiarato un portavoce di Hamas. L’intelligence egiziana, guidata da Murad Mowafi, ha confermato la «piena intesa su tutti i punti in discussione». Le due parti — ha spiegato il portavove di Hamas — «hanno siglato le lettere d’intento; tutte le divergenze sono state superate». L’accordo prevede «la formazione di un Governo composto da personalità indipendenti che prepari le elezioni da qui a otto mesi» ha aggiunto Azzam Al Ahmad, capo dei negoziatori di Al Fatah. Inoltre, saranno rilasciati dalle carceri i detenuti di Gaza e della Cisgiordania.

La reazione israeliana non si è fatta attendere. «Abu Mazen deve scegliere tra la pace con Israele e l'accordo con Hamas» ha detto il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. L'Autorità palestinese — ha aggiunto Netanyahu — «non può cercare la pace con entrambi perché Hamas vuole distruggere Israele e lo dice apertamente». Per il premier israeliano, «la riconciliazione cercata da Al Fatah dimostra soltanto la debolezza dell’Autorità palestinese e crea le condizioni perché Hamas possa riprendere il controllo della Cisgiordania, così come fece con la Striscia di Gaza» nel giugno 2007. «Spero che l’Autorità palestinese faccia la scelta giusta — ha aggiunto Netanyahu — ovvero la pace con Israele». Washington, per il momento, sceglie la strada della prudenza, pur sostenendo la necessità della riconciliazione interpalestinese. «Qualsiasi Governo unitario palestinese», ha sottolineato la Casa Bianca, «deve accettare i principi stabiliti dal Quartetto, ovvero rinunciare alla violenza, riconoscere il diritto di Israele a esistere, rispettare gli accordi preesistenti».

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