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Accordo tra Australia e Timor Orientale

· Sull’annosa disputa dei confini marittimi ·

Australia e Timor Orientale, ex colonia portoghese dell’arcipelago delle Piccole Isole della Sonda, hanno raggiunto ieri un accordo presso la Corte di arbitrato dell’Aja nell’annosa disputa sui confini marittimi nello stretto che li separa, ricco di giacimenti di petrolio e di gas. L’accordo — che molti analisti non hanno esitato a definire «storico» — stabilisce per la prima volta la linea di confine e chiarifica lo status legale dei giacimenti di gas nello stretto di Timor, nell’area detta Greater Sunrise, e stabilisce un regime di condivisione dei proventi. 

Secondo un comunicato della Corte, la quota di introiti dei giacimenti offshore sarà in proporzione ai benefici che sorgeranno dai «differenti concetti di sviluppo». Un primo accordo generale era stato raggiunto nel 1972, il cosiddetto Seabed Boundaries Agreement. Un’altra intesa era stata siglata nel 2002 — quando Timor Orientale era sotto occupazione indonesiana, quindi concordati dall’Australia con Jakarta — e prorogata nel 2006, dopo l’indipendenza del paese. Non seguivano la linea mediana ma quella della piattaforma continentale, lasciando in campo australiano la massima parte dei giacimenti Greater Sunrise, che secondo le stime contengono 144 miliardi di metri cubi di gas e 226 milioni di barili di condensati, per un valore stimato di 50 miliardi di dollari.

Obiettivo di Timor Orientale è di costruire un impianto di raffineria nel suo territorio per potenziare l’economia, piuttosto che un impianto offshore. Secondo l’accordo, Timor Orientale potrebbe ricevere fino all’80 per cento degli introiti, ma potrebbe accettare una quota inferiore se il gas sarà pompato a un terminale nel suo territorio. I governi di Canberra e di Dili si incontreranno all’Onu il 6 marzo per firmare il nuovo trattato, annuncia il comunicato della Corte di arbitrato. Il rapporto completo sulla conciliazione sarà reso pubblico a metà aprile.

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