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Accordo sul futuro
della Siria

· Mosca e Washington rafforzano il dialogo ·

La Russia esorterà Damasco ad andare avanti sul sentiero della soluzione politica in Siria. Questo il messaggio espresso dal ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, ieri, al termine di lunghe trattative con il segretario di Stato americano, John Kerry, a Mosca. Il capo della diplomazia russa ha inoltre affermato che «sia la Russia sia gli Stati Uniti hanno l’obiettivo di estirpare la minaccia rappresentata dai jihadisti» del cosiddetto Stato islamico (Is).

Kerry e Lavrov a Mosca (Afp)

In un comunicato, Lavrov e Kerry hanno affermato che Washington e Mosca «hanno raggiunto un’intesa di massima» sulle «misure specifiche che potrebbero essere intraprese per rafforzare l’impatto del nostro lavoro in Siria». I colloqui sono durati diverse ore e hanno visto anche lunghe pause. In particolare, «sono stati considerati in dettaglio — si legge ancora nel comunicato — i passi da compiere per imprimere movimento» alle decisioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu e al Gruppo internazionale di sostegno alla Siria. Kerry, dal canto suo, ha dichiarato che Russia e Stati Uniti «hanno concordato nuovi passi per concludere il conflitto in Siria e avviare la transizione» ma ha preferito non scendere nei dettagli precisando che «al momento è meglio lavorare concretamente piuttosto che parlare in pubblico». Dunque non è stata confermata né smentita la notizia di un accordo per la costituzione in Giordania di un comando militare congiunto per rafforzare il coordinamento delle operazioni. Intanto, i combattimenti non conoscono tregua. Secondo quanto riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani (voce dell’opposizione in esilio a Londra), nei bombardamenti «almeno undici civili, tra cui quattro donne e quattro bambini, sono stati uccisi nella regione di Al Boulil controllata dall’Is, nella provincia orientale di Deir Ezzor».

Si teme però una nuova escalation: dopo la strage di Nizza «rafforzeremo le operazioni» contro i terroristi dell’Is «in Siria e in Iraq e contro chi ci attacca nel nostro territorio» ha detto ieri il presidente francese François Hollande.

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17 settembre 2019

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