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Accordo per il futuro della Libia

· Intesa tra Al Sarraj e Haftar su elezioni e controllo delle milizie ·

Nuove elezioni entro marzo 2018 e scioglimento di tutte le milizie irregolari: sono questi i due principali punti dell’intesa che è stata raggiunta ieri ad Abu Dhabi dal primo ministro libico, Fayez Al Sarraj, e dal generale Khalifa Haftar, uomo forte di Tobruk. 

L’intesa prevede anche di porre le forze armate sotto il controllo di un nuovo consiglio presidenziale. Nel dettaglio c’è l’accordo sulla «formazione di un consiglio di presidenza dello stato». Il consiglio sarà formato dal presidente del parlamento di Tobruk, quindi Aghila Saleh, dal presidente del governo di intesa nazionale, dunque Sarraj, e dal comandante dell’esercito, ovvero Haftar. Secondo l’emittente Al Arabiya, il consiglio presidenziale sarà il comandante in capo dell’esercito. L’altro punto nodale su cui sembra esserci un’intesa è la convocazione di elezioni presidenziali e parlamentari entro sei mesi, al massimo entro marzo 2018. Nello stallo libico registrato finora sembra esserci dunque una svolta significativa. Mattia Toaldo, analista senior dell’European council on foreign relations (Ecfr) di Londra ha parlato di «nuova strategia di Haftar». A suo dire, nel suo incontro con il primo ministro Sarraj, il generale Haftar avrebbe aperto a un dialogo con Tripoli per ottenere elezioni in cui si candiderebbe sulla falsariga di quanto fece in Egitto tre anni fa l’ex militare Abdel Fattah Al-Sisi. «Nel frattempo, dopo una visita negli Emirati di due settimane fa, il generale aveva già moderato le proprie posizioni, dichiarandosi disposto a servire sotto un’autorità civile», ha aggiunto l’analista. In sostanza, Haftar accetterebbe di seguire le regole definite dall’accordo raggiunto sotto l’egida dell’Onu, ottenendo in cambio la garanzia di elezioni presidenziali all’inizio del 2018. Gli analisti internazionali ricordano poi che già nel 2014 le elezioni libiche al di fuori di un vero accordo per la condivisione del potere furono un detonatore di violenza e che questo scenario si potrebbe ripetere nel caso Haftar fosse integrato nell’attuale sistema semplicemente tramite un accordo con Sarraj, che potrebbe risultare troppo debole per garantire la fine delle proteste e soprattutto la lealtà delle tribù che non riconoscono il governo di Tripoli.

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25 aprile 2019

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