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Accordo sul clima

· Annunciata la bozza finale alla Conferenza di Parigi contro il riscaldamento globale ·

«Abbiamo un destino comune. Non abbiamo potuto soddisfare tutte le richieste, ma saremo giudicati per il testo nel suo complesso e non per singole clausole in una frase. È un accordo che vale un secolo». Ha usato queste parole il presidente francese, François Hollande, nel salutare oggi la presentazione della bozza di accordo sulla lotta al riscaldamento climatico nella giornata conclusive della Conferenza di Parigi (Cop21). Stesso tono quello usato dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, la bozza è un «documento storico» che «promette di avviare il mondo su un nuovo sentiero».

Il presidente Hollande, il ministro degli Esteri Fabius e il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon annunciano la bozza di accordo (Afp)

Gli ultimi scogli, dunque, sembrerebbero superati. Ma è ancora presto per valutare la qualità dell’accordo di Parigi. Quel che è certo, al momento, è che l’intesa raggiunta è legalmente vincolante e prevede di limitare il riscaldamento globale al di sotto dei due gradi centigradi entro il 2020. Stando ai primi dettagli che stanno emergendo proprio in queste ore, i piani nazionali per il taglio dei gas serra responsabili del riscaldamento globale saranno sottoposti a revisione ogni cinque anni. Un altro punto chiave della bozza, che questo pomeriggio dovrà essere approvata dall’assemblea della Conferenza riunita in sessione plenaria, riguarda i finanziamenti ai Paesi più poveri. L'accordo prevede infatti lo stanziamento di cento miliardi di dollari all'anno da qui al 2020 per aiutare i Paesi in via di sviluppo a sviluppare forme di energia rinnovabile.

«Vorrei che tutti coloro che hanno partecipato a raggiungere questo traguardo fossero presenti qui oggi» ha detto Laurent Fabius, ministro degli Esteri francese e presidente della Cop21, annunciando il raggiungimento dell’accordo sulla bozza d’intesa dopo tredici giorni di negoziati. «Abbiamo la bozza che è giusta, ambiziosa ed equilibrata e che riflette tutte le parti». Per Fabius, l’accordo «è necessario per il mondo intero e per ciascuno dei nostri Paesi. Aiuterà gli Stati insulari a tutelarsi davanti all'avanzare dei mari che minacciano le loro coste; darà mezzi finanziari all'Africa, sosterrà l'America latina nella protezione delle sue foreste e appoggerà i produttori di petrolio nella diversificazione della loro produzione energetica». Il testo «sarà al servizio delle grandi cause: sicurezza alimentare, lotta alla povertà, diritti essenziali e alla fine dei conti, la pace. Siamo arrivati alla fine di un percorso ma anche all'inizio di un altro. Il mondo trattiene il fiato e conta su tutti noi».

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