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Accordo senza precedenti

· Dodici Paesi dell’area Asia-Pacifico creano la più grande zona di libero scambio al mondo. Coprirà un terzo del commercio globale con un pil di circa 28.000 miliardi ·

Gli Stati Uniti e 11 Paesi dell’area Asia-Pacifico hanno siglato ieri lo storico accordo Trans-Pacific Partnership (Tpp), costato otto anni di difficili trattative e che istituisce la più estesa zona di libero scambio al mondo, sancendo quella che potrebbe essere la più importante eredità lasciata dal presidente Barack Obama in politica estera. 

Un modellino della catena di montaggio della Toyota (Reuters)

Il Trans-Pacific Partnership abbatterà le barriere al commercio e — secondo i negoziatori — aumenterà il lavoro e gli standard ambientali tra le Nazioni coinvolte, che rappresentano circa il quaranta per cento della produzione economica mondiale, escludendo per ora la Cina. Il trattato prevede anche l’adeguamento degli standard commerciali in una vasta area dell’Asia-Pacifico. Il testo dell’accordo dovrà essere approvato ora dal Congresso statunitense e dai Governi degli altri 11 Paesi, ma per il presidente americano, che lo considerava una delle priorità assolute del suo secondo mandato, è già una vittoria, nonostante le opposizioni di un’ala dei democratici, dei repubblicani, degli ambientalisti e dei sindacati. E questo soprattutto considerando lo stallo sull’altro progetto che sta a cuore a Obama, il Trattato Trans-Atlantico sul commercio e gli investimenti (Ttip) negoziato con l’Unione europea, le cui trattative, pure complicate, sono in corso da due anni. Il Tpp è stato firmato tra Stati Uniti e undici Paesi dell’area del Pacifico e del Sud-est asiatico: Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Messico, Perú, Cile, Vietnam, Singapore, Brunei e Malesia. Undici Paesi che rappresentano un terzo del commercio globale, con un pil complessivo di circa 28.000 miliardi di dollari. L’intesa — dicono fonti della stampa internazionale — è stata raggiunta dopo un ultimo round di negoziati serrati ad Atlanta, in Georgia, dopo che a luglio le trattative sembravano essersi arenate con un nulla di fatto. Ma nelle ultime settimane, c’è stata un’offensiva della Casa Bianca con i partner per sollecitarli a riprendere i colloqui. Nell’intesa c’è il Giappone, ma non la Cina. E questo rientra nel programma di Obama di spostare gli interessi degli Stati Uniti verso il Pacifico, il cosiddetto “pivot to Asia”, anche per contrastare il dilagare di Pechino.

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