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Accordo in extremis

· ​Nel vertice per rispondere all’emergenza immigrazione sulla rotta balcanica ·

Profughi siriani al momento dell’approdo a Lesbo, in Grecia (Reuters)

È terminato con un accordo volto a raggiungere un maggiore coordinamento il vertice straordinario che la Commissione europea ha organizzato ieri a Bruxelles per rispondere al’emergenza sulla cosiddetta rotta balcanica. L’incontro, che ha raccolto fino a notte fonda i leader di numerosi Paesi (Austria, Bulgaria, Croazia, Germania, Grecia, Lussemburgo, Olanda, Romania, Slovenia, Ungheria, Albania, Ex Repubblica jugoslava di Macedonia e Serbia) ha consentito di definire, in extremis, un piano d’azione in 17 punti. Tra le misure principali la registrazione dei migranti, che altrimenti non avranno diritti, e la creazione di 100.000 posti di accoglienza.

«I Paesi coinvolti non devono solo parlare di se stessi: devono anche parlarsi tra di loro» ha spiegato il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, che ha organizzato il vertice dopo che nell’ultima settimana è notevolmente aumentato il caos nei Balcani occidentali. Basti pensare che nella sola giornata di ieri in Croazia sono entrati 11.500 migranti. Il Governo croato ha confermato che il numero di persone arrivate è il più alto mai registrato in un solo giorno dalla metà di settembre, ovvero da quando è esplosa l’emergenza nell’area. La decisione dell’Ungheria di costruire barriere ai propri confini ha imposto a migliaia di migranti di optare per nuove rotte nel raggiungere il nord Europa, mettendo così in grave difficoltà specialmente Slovenia e Croazia. 

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