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Accordo di pace tra Etiopia ed Eritrea

· L’Onu sottolinea il potenziale positivo dell’intesa firmata a Gedda ·

Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha dichiarato che gli accordi di pace tra Etiopia ed Eritrea — firmati ieri a Gedda, in Arabia Saudita — portano «speranza nella regione». «Mi congratulo con i leader dell’Etiopia e dell’Eritrea per la firma della dichiarazione congiunta di pace e amicizia», ha scritto Guterres su Twitter, sottolineando che si tratta di «un forte vento di speranza nel Corno d’Africa». 

I leader dell’Etiopia, Abiy Ahmed Ali, e dell’Eritrea, Isaias Afewerki, hanno firmato il nuovo trattato di pace denominato Intesa di Gedda, sotto la mediazione dell’Arabia Saudita, delle Nazioni Unite, dell’Unione africana e degli Emirati Arabi Uniti.
L’accordo deve sancire la pace ponendo fine a vent’anni di guerra formale, mai realmente superata nonostante la pace nominale sottoscritta nel 2000 fra lo stesso Afewerki e l’allora primo ministro etiope Meles Zenawi.
L’intesa di Gedda prevede «il ripristino di normali relazioni fra i due paesi, sulla base degli stretti legami geografici, storici e culturali fra le nazioni e i rispettivi popoli», ha fatto sapere un comunicato saudita. Prevede, fra l’altro, l’apertura di ambasciate nelle rispettive capitali, il ripristino dei collegamenti e l’uso dei porti eritrei da parte dell’Etiopia.
L’accordo è il frutto di un riavvicinamento iniziato con l’arrivo al potere in Etiopia di Abiy Ahmed. Già nel discorso di investitura, il primo ministro aveva annunciato la «volontà di superare le tensioni con la vicina Eritrea». L’invito alla pace è poi stato accolto favorevolmente dalla dirigenza di Asmara.
La firma di ieri è stata la quarta tappa di un processo di pace iniziato in primavera, con il primo, vero atto di disgelo che è stato l’evento storico dell’abbraccio fra Ahmed e Afewerki ad Asmara. Seguì, il 9 luglio, sempre nella capitale eritrea, la firma della Dichiarazione congiunta, con il ripristino delle relazioni diplomatiche e il riavvio del commercio.
Pochi giorni fa, l’11 settembre, la frontiera è stata riaperta e tante famiglie divise si sono potute riabbracciare dopo 20 anni. Una prima nave registrata in Etiopia è attraccata in Eritrea, si sono riaperte le comunicazioni telefoniche e i voli. L’intesa di Gedda prevede inoltre «il ripristino di normali relazioni fra i due paesi, sulla base degli stretti legami geografici, storici e culturali fra le nazioni e i rispettivi popoli», ha fatto sapere un comunicato saudita. A creare lo stato di guerra sono state dispute territoriali, fra le quali la richiesta etiopica di sbocco al mare, cui non si è mai venuti a capo, per il rifiuto di Addis Abeba di accettare la demarcazione dei confini dettata dall’Onu.

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