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Accordo di pace
per il Sud Sudan

· Tra Governo e opposizione ·

La stretta di mano nella sede della Comunità di sant’Egidio (Afp)

Dopo oltre sei anni di sanguinosa guerra civile, il Sud Sudan si avvia a ritrovare la pace. Ieri, a Roma, il Governo del più giovane Paese del mondo (il Sud Sudan è indipendente dal 2011) e i leader del Ssoma, sigla che riunisce tutti i movimenti dell’opposizione che non hanno aderito all’accordo di Addis Abeba, hanno infatti raggiunto un’intesa per la cessazione delle ostilità. L’accordo, per il raggiungimento del quale ha avuto un ruolo fondamentale la mediazione della Santa Sede e della Comunità di sant’Egidio, che ha ospitato i negoziati, è stato definito di enorme importanza per il raggiungimento del consenso tra tutte le parti politiche del Sud Sudan, firmatarie e non firmatarie del summenzionato accordo di pace rivitalizzato dal 2018. Nel documento, intitolato “Dichiarazione di Roma sul processo di pace in Sud Sudan”, sottoscritto anche da testimoni, fra cui il rappresentante del movimento SPLM-IO di Riek Machar, e da osservatori internazionali, le parti hanno «solennemente dichiarato di impegnarsi e aderire all’accordo per la cessazione delle ostilità del dicembre 2017 e per evitare ulteriori scontri armati nel paese» a partire dal 15 gennaio. Oltre a fare tacere le armi, le parti hanno riaffermato di essere pronte a permettere l’accesso umanitario continuo e ininterrotto alle organizzazioni locali e internazionali, incluse le organizzazioni non governative, per alleviare le sofferenze della popolazione. A causa del conflitto armato in Sud Sudan, almeno 50.000 persone sono morte, anche se alcune stime parlano di quasi 400.000 vittime, mentre il numero di persone che hanno dovuto lasciare le loro case, tra rifugiati e sfollati, affrontando una grave crisi umanitaria, è di 4,2 milioni, secondo i dati pubblicati dal competente ufficio delle Nazioni Unite (Ocha).

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