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Accoglienza
e non propaganda

· Soddisfazione dell’episcopato delle Filippine per le aperture ai rohingya ·

Manila, 17. La Chiesa delle Filippine plaude alla disponibilità — annunciata nei giorni scorsi dal presidente Rodrigo Duterte — di offrire asilo ai rifugiati musulmani rohingya, perseguitati nel Myanmar. Al tempo stesso auspica che l’idea si concretizzi e che l’annunciata disponibilità non sia solo, come paventa il vescovo ausiliare di Manila, Broderick Pabillo, una trovata propagandistica. I rifugiati rohingya «continuano a soffrire in una situazione terribile», denuncia il presule, auspicando che il presidente eserciti «la sua influenza sul Myanmar perché si fermi la repressione dell’esercito» contro il popolo rohingya. A questo proposito monsignor Pabillo chiede al presidente Duterte di unirsi agli altri paesi dell'Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (Asean) nell’ottica di «fare pressione insieme sul Myanmar».
Gli occhi della comunità internazionale sono ora puntati sul nuovo presidente del Myanmar, Win Myint, eletto il 28 marzo scorso. Sessantasei anni, il nuovo capo dello stato è militante nella Lega nazionale per la democrazia della leader Aung San Suu Kyi sin dalla fondazione del partito nel 1988.

In occasione di queste elezioni alcune organizzazioni umanitarie hanno invitato le autorità politiche a «cogliere l’opportunità per porre fine alla discriminazione dei rohingya e per garantire che gli autori delle violazioni dei diritti umani siano chiamati a risponderne».

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25 giugno 2018

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