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Accoglienza e dignità per i rifugiati

· All’udienza generale nuovo appello del Papa per chi è costretto a fuggire dal proprio Paese ·

Nuovo appello di Papa Francesco per «chi è costretto a lasciare la propria terra per fuggire dai conflitti e dalle persecuzioni». Ricordando che il 20 giugno ricorre la giornata mondiale del rifugiato, il Pontefice — al termine dei saluti rivolti ai gruppi presenti in piazza San Pietro per l’udienza generale di mercoledì 18 giugno — ha chiesto a persone e istituzioni di lavorare per garantire «accoglienza e dignità» a chi fugge dalla patria in cerca di speranza. «Pensiamo che Gesù è stato un rifugiato, è dovuto fuggire per salvare la vita», ha detto prima di invitare i fedeli a rivolgere una preghiera alla Madonna, «che conosce i dolori dei rifugiati», chiedendole di essere vicina «a questi nostri fratelli e sorelle».

In precedenza il vescovo di Roma, concluse le catechesi dedicate ai doni dello Spirito Santo, ha dato inizio a un ciclo di riflessioni dedicate alla Chiesa. «È un po’ — ha osservato — come un figlio che parla della propria madre, della propria famiglia». Perché la Chiesa, ha spiegato, «non è un’istituzione finalizzata a se stessa o un’associazione privata, una ong», ma «è una realtà molto più ampia, che si apre a tutta l’umanità». È «un popolo» che si mette in cammino fin da quando Dio sceglie Abramo bussando alla sua porta e chiedendogli di partire per «un’altra terra». Così «Dio forma un popolo con tutti coloro che ascoltano la sua parola e che si mettono in cammino, fidandosi di lui».

In questa esperienza, ha osservato il Pontefice, Dio «ci precede» e «ci aspetta sempre». È lui infatti ad amare per primo, invitando l’uomo a fidarsi del suo amore e ad ascoltare la sua chiamata. Questo non significa, ha aggiunto, che non ci siano «i tradimenti e i peccati che segnano il cammino del popolo lungo tutta la storia della salvezza». Dio però «non si stanca, ha pazienza, ha tanta pazienza, e nel tempo continua a educare e a formare il suo popolo, come un padre con il proprio figlio». E quando ci riconosciamo peccatori, «ci riempie della sua misericordia e del suo amore» e «ci perdona, ci perdona sempre».

Essere Chiesa, dunque, «è sentirsi nelle mani di Dio, che è padre e ci ama, ci accarezza, ci aspetta, ci fa sentire la sua tenerezza». Alla quale i cristiani — ha concluso il Papa — sono chiamati a corrispondere divenendo «gente che benedice, che sa benedire».

Il testo della catechesi del Papa 

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22 luglio 2019

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