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Accoglienza al primo posto

· ​Le organizzazioni cattoliche sulle stragi dei migranti in mare ·

Roma, 24. «Piccoli passi di un’Europa incerta e timorosa ad affrontare il dramma delle morti, il flusso di duecentomila migranti dal Nord Africa, le centinaia di migliaia di persone in fuga da guerra e terrorismo»: è il commento critico di monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, sul vertice straordinario del Consiglio europeo svoltosi ieri, giovedì, a Bruxelles. 

«Dei migranti l’Europa si è preoccupata di velocizzare i controlli, le schedature per un rimpatrio veloce dei non aventi diritto alla protezione internazionale, con il rischio anche di una semplificazione delle procedure di riconoscimento dei richiedenti asilo, ma — ha osservato — non si è impegnata in un rafforzamento del piano di accoglienza dei rifugiati in tutti i Paesi europei».

In Italia, nel frattempo, si susseguono gli appelli al Governo da parte delle organizzazioni cattoliche affinché si ponga fine al più presto alla strage di migranti e si trovi una soluzione per le migliaia di disperati che approdano nel Paese. In un comunicato congiunto sottoscritto, fra gli altri, da Caritas, Azione cattolica, Acli, Focsiv e Pax Christi, viene ricordato che le centinaia di migliaia di profughi che premono alle frontiere dell’Europa, spinti da guerre e fame, «sono persone, nostri fratelli», e che «un intervento armato, fosse anche circoscritto, metterebbe a rischio i Paesi europei della sponda mediterranea, inclusa l’Italia, per eventuali ritorsioni di ogni genere da parte di formazioni estremiste».

Le organizzazioni cattoliche chiedono, in estrema sintesi, tre interventi mirati: una politica «nuova e originale» con la costruzione di un’agenzia europea per le migrazioni; l’attivazione urgente di un’azione europea «per arrivare alla stabilizzazione della Libia, attraverso la formazione di un governo di unità nazionale»; l’intercettazione dei flussi prima che arrivino i profughi, attraverso la costituzione di corridoi umanitari e uffici riconosciuti dall’Onu, che diano visti umanitari in Egitto, Tunisia, Marocco, Algeria e, laddove sia necessario, il conferimento da parte dell’Unione europea dello status di rifugiato modificando l’accordo di Dublino».

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