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Accecati dall’odio

· ​All’Angelus il Papa prega per le vittime degli attentati di Dacca e Baghdad e perché si converta il cuore dei violenti ·

«Chiediamo al Signore di convertire il cuore dei violenti accecati dall’odio»: è di nuovo un appello alla preghiera quello lanciato dal Papa all’indomani dei tragici attacchi terroristici che hanno insanguinato tra venerdì sera e sabato notte le capitali del Bangladesh e dell’Iraq. All’Angelus di domenica 3 luglio, Francesco ha espresso vicinanza «ai famigliari delle vittime e dei feriti dell’attentato avvenuto a Dacca e di quello avvenuto a Baghdad», invitando i fedeli presenti in piazza San Pietro a recitare un’avemaria «per i defunti».

 Friedrich Gurschler «Gesù invia i discepoli» (1993)

In precedenza, commentando come di consueto il vangelo del giorno, Francesco ha parlato del capitolo decimo di Luca (1-12.17-20), che aiuta a «capire quanto è necessario invocare Dio, perché mandi operai per la sua messe». Essi, ha spiegato, sono i missionari, il cui «compito è annunciare un messaggio di salvezza». E ciò, ha spiegato Francesco, sono chiamati a farlo non solo quelli «che vanno lontano», ma «anche noi, missionari cristiani che diciamo una buona parola di salvezza». Del resto, ha aggiunto, si tratta di «portare un messaggio di speranza e di consolazione, di pace e di carità», perché «il Regno di Dio si costruisce giorno per giorno e offre già su questa terra i suoi frutti di conversione, di purificazione, di amore e di consolazione tra gli uomini». Da qui l’invito a «non distruggere» e a «costruire», anche nella consapevolezza «della realtà difficile e talvolta ostile» in cui vive il cristiano, visto che — ha fatto notare Francesco — «l’ostilità è sempre all’inizio delle persecuzioni». Inoltre, ha proseguito, il cristiano deve sforzarsi «di essere libero da condizionamenti umani di ogni genere», il che «significa abbandonare ogni motivo di vanto personale, di carrierismo o fame di potere». Perché, in definitiva, «quella del cristiano è una missione stupenda, destinata a tutti, una missione di servizio, nessuno escluso», che «richiede tanta generosità e soprattutto lo sguardo e il cuore rivolti in alto». E siccome «c’è bisogno di cristiani che testimoniano con gioia il Vangelo nella vita di ogni giorno», il Pontefice ha voluto rendere grazie per «la dedizione di tanti uomini e donne che quotidianamente annunciano il Vangelo: sacerdoti, — quei bravi parroci che tutti conosciamo — suore, consacrate, missionarie, missionari». E non solo: in proposito Francesco ha voluto rivolgersi ai giovani presenti in piazza, domandando se qualcuno avesse sentito «la chiamata del Signore» incoraggiando a non aver paura di rispondere affermativamente. E l termine della preghiera mariana, il Papa ha anche indicato un modello da seguire nel giubileo misericordia: la giovane martire Maria Goretti, di cui mercoledì 6 ricorre la memoria liturgica, «che prima di morire perdonò il suo uccisore. Questa ragazza coraggiosa — ha commentato — merita un applauso».

L’Angelus del Papa

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19 settembre 2019

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